Tutto come previsto, al referendum ha vinto il no. Ha vinto la conservazione, l’inefficienza, lo statalismo, la debolezza. Fa riflettere che il nord abbia votato compatto sì. La parte più produttiva dell’Italia ha voglia di cambiare e ciò lo si vede chiaramente dagli esiti del voto.
Rimane il problema del sud. Forse la propaganda della sinistra ha avuto maggior effetto, o forse si vuole continuare sulla strada dell’assistenzialismo. Il sud se vuole davvero superare i suoi problemi, deve abbandonare lo spirito di rassegnazione e vittimismo e non deve contare sempre sugli aiuti di stato.
Al di là di queste considerazioni, ancora una volta la sinistra si dimostra ben più mobilitata e catechizzata rispetto alla destra, su questo non ci piove. Mi auguro che gli elettori del centrodestra che non sono andati a votare non si lamentino.
Si è presentata per l’Italia un’occasione per cambiare, ma è stata rifiutata dal voto popolare. Ora la sinistra vorrebbe grandi intese per modificare la costituzione: troppo comodo! Se hanno passato i mesi trascorsi a pontificare e a santificare la vecchia costituzione, perché mai dovrebbero ora volerne delle modifiche? Lo stesso D’Alema che si lamenta oggi del premierato forte e che appena ieri ne propugnava la realizzazione alla bicamerale!
Ma fateci il piacere: se volete essere incoerenti fatelo pure, ma senza il centrodestra. E’ vero, le riforme è bene che si facciano tutti assieme, a patto però che non siano eccessivamente annacquate o contrattate. Il centrodestra aveva peraltro aperto al centrosinistra durante il varo della riforma costituzionale, ma quest’ultima, per puro odio ideologico, innalzò barricate, come ha sempre fatto nei trascorsi cinque anni.
Insomma, hanno occupato tutto, hanno fatto il buono e cattivo tempo, che se la sbrighino da soli, non abbiamo bisogno dei loro contentini.
Allora nessuna concessione: chi semina vento, raccoglie tempesta.
Snake











12 comments
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27 Giugno, 2006 a 11:11 am
paolo di lautreamont
Il problema non è il sud, ma Liguria, Emilkia, Toscana, Umbria etc…
La vera secessione l’hanno già fatta da tempo: quella di asservire l’economia di una parte del paese alla propria lobby…
27 Giugno, 2006 a 11:41 am
facethetruth
Certo Paolo, ma quelle che hai menzionato sono le regioni rosse, non penso ci saremmo potuti aspettare diversamente!
Io parlo del sud, che come vedi ha votato compattamente no. Sarebbe bastato il sì del sud e del nord per ribaltare il tutto. Ma credo che alla fin fine il problema sia tutto nella maggiore mobilitazione della sinistra che conosciamo bene: fin quando la cultura rossa rimarrà radicata nei gangli della società italiana, sarà difficile per la destra contrastarla efficacemente.
Ciao!
Snake
27 Giugno, 2006 a 2:43 pm
isadora
No, ragazzi, non semplifichiamo. Innanzitutto il grosso problema di questo referendum, al di là dell’essere d’accordo o no con i contenuti della “riforma”, è stato il “pacchetto”. Si approvava (o anche no) la “riforma” tutta, senza distinzione. Quindi federalismo, “premierato” e giustizia, tutto in un calderone, senza distinzioni. Non si poteva che dire di no, a prescindere.
Io sorrido amaramente di fronte al cosiddetto “nord federalista”. Regioni come il Trentino-Alto Adige o la Valle d’Aosta, regioni strutturalmente deboli in confronto ad una Lombardia o Emilia-Romagna, sarebbero anch’esse vittime del federalismo e dovrebbero ben saperlo. Il federalismo propugnato da teorici del calibro di Calderoli non è che un espediente populista senza basi teoriche, il tentativo cieco ed egoista di un nord che non è così omogeneo in ricchezza, industrializzazione e scolarizzazione, come vorrebbe darci a bere la Lega, di affrancarsi dalla solidarietà con il resto del paese. Senza nemmeno rendersi conto che la frammentazione dell’Italia ci catapulterebbe immediatamente ai bordi dell’Europa Unita, alla stregua della Polonia o della Grecia. È questo il progresso che desiderate?
27 Giugno, 2006 a 5:08 pm
alepuzio
io non ho potuto che dire si anche se tutto mescolato. Sia dal’una che dall’altra parte si era detto che in ogni caso la riforma non sarebbe partita subito ma ci si sarebbe un momento fermati ad aggiustare alcune parti.
Adesso è tutto molto più difficile perche ieri sera Bassanini, Fassino, Di Pietro, Pecoraro Scanio più un altro che non ricordo ora anno detto che non spingeranno per una riforma organica ma solo per piccole modifiche.
Riguardo il “tentativo cieco ed egoista del nord” ,da calabrese vorrei capire perchè il Centro col Sud invece non ha dimostrato anche egoismo con questo no visto che i suoi problemi economici sono spesso e volentieri risolti dal Nord.
Il fatto che molte regioni settentrionali siano disomogenee è motivo in più per un buon federalismo visto che le debolezze strutturali spesso avvengono per regole che non funzionano ma che sono imposte senza vedere il contesto.
Infine non mi pare che la riforma CDL dicesse che la solidarietà tra regioni dovesse essere trascurata.
27 Giugno, 2006 a 5:17 pm
facethetruth
Cara Isidora, non si tratta di egoismo o populismo senza basi teoriche. Si tratta di responsabilità: ciò di cui gli amministratori locali hanno bisogno (su questo tema ti invito a leggere il post di Abr: http://neoquidnimis.blogspot.com/2006/06/si-lo-vogliamo.html , illuminante in proposito e senz’altro più autorevole del mio modesto articolo). Uno stato centralista e elefantiaco non può funzionare in maniera efficiente in Italia, poiché, non illudiamoci, le regioni sono assai diverse e di conseguenza diverse sono le esigenze, non possono essere livellate e messe tutte sullo stesso piano. La responabilità e l’autonomia delle regioni può indurre a competizione e a comportamenti virtuosi. Il riferimento all’Europa unita, francamente, è poco felice: vediamo tutti come funziona l’europa il suo modello assai poco competitivo di crescita che ha adottato (anche qui faccio riferimento a un libro curato dalla commissione europea: A. Sapir, (a cura di), Europa, un’agenda per la crescita, Il Mulino, 2004), l’Europa è ormai una lobby in mano e Francia e Germania, come è sempre stata. Non voglio dire che l’UE sia una cosa poco desiderabile, ma deve essere riformata anch’essa. Ma questo è un altro discorso.
Insomma, che la riforma costituzionale avrebbe potuto NON funzionare sarebbe stato possibile, ma sarebbe potuto essere vero anche il contrario, si poteva provare.
Quello che hai detto sul “pacchetto unico” del referendum è molto interessante: forse si sarebbero ottenuti risultati differenti frazionando i quesiti.
Ma ormai dibattere su queste cose ha già il sapore del vecchio: il popolo si è espresso. Punto.
Ciao!
Snake
27 Giugno, 2006 a 5:20 pm
facethetruth
Alepuzio: è vero ora la strada è tutta in salita e francamente credo poco alle collaborazioni tra i due schieramenti. La costituzione resterà immutabile ancora per molto.
Ciao.
Snake
27 Giugno, 2006 a 6:27 pm
isadora
Mhm. Non lo so se l’Unione Europea sia in mano a Francia e Germania. Certo è che la Francia e l’Inghilterra siano bravissime a ricattare e la Germania paga. Paga più di quanto non riceva (in tedesco si dice: Netto-Zahler) e ha poco da dire.
Io che vivo, lavoro e pago le tasse in Germania dovrei quindi condividere le vostre argomentazioni e dire: “a culo l’Europa, lasciateci i nostri soldi ché ce li gestiamo noi”. Non lo dico io e non lo dicono altri, perché, seppur più che perfettibile, il concetto di Unione è l’unica garanzia di progresso in un mondo “globalizzato”. Da sola, anche la Germania, non vale nulla.
Checché ne dica la bizzarra pseudo-destra italiana, senza l’Euro e senza l’Unione Europea l’Italia sarebbe già oggi definitivamente una pedina insignificante negli equilibri economici mondiali. La frammentazione è un passo indietro, non un progresso.
Che questo mostro burocratico che è l’Unione Europea (in cui, non dimentichiamolo, anche un bel sacco di italiani ci mangiano e ci sguazzano) sia passibile di migliorie, siamo d’accordo, così come la Costituzione della Repubblica Italiana lo è.
Ma quelle mostruosità cervellotiche partorite dai leghisti non erano certo il tipo di cambiamenti di cui l’Italia ha bisogno ed io non ho alcuna voglia di farmi catapultare nel terzo mondo da una banda di incompetenti che non sono nemmeno in grado di esprimersi correntemente nella nostra amatissima lingua madre.
Le esigenze delle regioni, inoltre, non possono (non devono) esprimersi in tematiche centrali come la pubblica istruzione, la sanità o la polizia. Abbiamo bisogno di titoli di studio e diplomi comparabili a livello non solo nazionale, ma anche internazionale; il livello delle strutture sanitarie deve essere uguale su tutto il territorio nazionale; infine, una polizia regionale a che servirebbe, se non a favorire la clientelarità?
Dove vedete una diminuzione della burocrazia in virtù di una struttura federale? Qui in Germania il federalismo ha prodotto un surplus di burocrazia inimmaginabile, per non parlare delle contrattazioni da souk tra Bund e Länder, che si bloccano a vicenda respingendo ogni tentativo di riforma. Gli esempi esistono, basta che li andiate a vedere. Dalla Germania c’è tanto da imparare, ma di sicuro non il sistema federale.
27 Giugno, 2006 a 7:19 pm
facethetruth
Isadora, anche stavolta abbiamo idee diametralmente opposte e credo che si potrebbe continuare per ore, ci sarebbe tantissimo da dire, da controbattere. Il dialogo comunque è stato proficuo, anche perché è dal confronto che nascono nuove idee. Lascio quindi, come sempre, per dovere di ospitalità (e anche per mancanza di tempo, non certo di idee), che sia tu ad avere l’ultima parola.
Grazie per il puntuale contributo, come sempre!
Ciao,
Snake.
28 Giugno, 2006 a 4:21 pm
alepuzio
isidora qualche appunto:
1) La Germania di Kohl ha anche imposto all’Europa specie agli Italiani con il modo con cui è stata fatta l’euro visto che la bundesbank (spero si scriva così, cmq la banca centrale tedesca) era l’unica a rispettare i vari parametri per l’adozione e poteva dettare legge nonchè procedere ad espandere la sua influenza all’Est come rese noto Angelo Panebianco in un articolo di Liberal tempo fa.
2)L’euro è stato fatto male perchè regolato secondo una logica di cambi fissi anzichè variabili, cosa che crea disarticolazione nell’economia interna di un paese. La CDL l’aveva detto e dimostrato nella persona di Antonio Martino, allievo del Nobel Milton Firedman, ma lui si è beccato dalla sx l’accusa di ignorante ed euroscettico. In questi anni i dati chi confortano a livello europeo e non solo italiano?
3)I titoli di studio legalmente (nominalmente) sono uguali, purtroppo (o per fortuna) all’atto pratico si preferisce uno che ha fatto, ad esempio, ingegneria al politecnico di torino piuttosto che a palermo perchè il primo è più duro e di migliore qualità.
E’ giusto metterli sullo stesso piano?
Il Liceo Azeglio di Torino è equiparato a un qualunque liceo italiano di provincia anche se da lì sono uscite personalità molto importanti per il Paese(Gobetti, Einaudi). Perchè è ingiusto trattarlo diversamente?
4) Lasciando alle regioni sanità, scuola, polizia eviti i problemi di coordinamento con la sede centrale e permetti di agire con una migliore conoscenza del territorio. In ogni caso c’è un massimo comun denomitore tra tutte le entità: nel tuo esempio il clienteralismo c’è anche ora e non è poco.
5) si riduce la burocrazia tra regioni e Stato permettendo alle regioni di concentrarsi su dove vedono i problemi: come fa una struttura centrale a sapere come risolvere i problemi delle periferie?
1 Luglio, 2006 a 4:09 pm
raser
che il nord abbia votato compatto a favore della riforma è un’autoillusione forzo-leghista che non corrisponde ai dati reali.
tu dici che vanno bene le larghe intese purchè non troppo contrattate…ceh, che intese sono se non contrattate? la costituente ci ha messo un anno e mezzo a trattare per scrivere la costituzione. sarebbe ora di piantarla con la mistica dell’inciucio, per cui ogni accordo con “gli altri” è una cosa sporca: la politica è questa, non il teatrino di dichiarazioni, dovrebbero capirlo una volta per tutte sia berlusconi che gente come diliberto, rizzo e compagnia bella.
e guarda che il testo della bicamerale era ben diverso da ciò che c’era nella riforma del cdx, perchè prevedeva un presidente della repubblica eletto dal popolo che controbilanciava i poteri del primo ministro…c’è modo e modo di fare il premierato!
5 Luglio, 2006 a 10:40 am
alepuzio
per raser:
“la costituente ci ha messo un anno e mezzo a trattare per scrivere la costituzione”
difatti si vedono gli effetti: a furia di contrattare hanno creato una forma di governo col primo ministro molto debole e una partitocrazie molto forza.
quasi quasi megli ol ostatuto albertino..
7 Luglio, 2006 a 9:41 pm
raser
considerando che si veniva da 20 anni di dittatura, un parlamento più forte del primo ministro era necessario. ora si può pensare di rafforzare quelt’ultimo, ed infatti io non sono contrario…che si tratti!