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Questi giorni, per tutta una serie di circostanze, si stanno rivelando cruciali per la Turchia e il suo futuro ingresso nell’UE. Ci sono di mezzo la visita del Papa e i vari incontri del premier turco con la NATO. La Turchia mantiene al giorno d’oggi molte contraddizioni che a stento, se verrà mantenuto l’attuale andazzo, riusciranno ad essere risolte, come l’effettivo rispetto dei diritti umani, il traffico di droga, il contenzioso con Cipro.
Certamente la Turchia, rispetto a molti stati islamici (mi si passi la sbrigativa definizione che non ha pretese di esaustività) risulta quello maggiormente secolarizzato. Se ripercorriamo la storia della Turchia dalla prima guerra mondiale ad oggi, non possiamo che ammettere la separazione tra stato e religione, tra l’altro l’Islam non è neppure religione di stato.
Uno stato, quello turco, che tenta di proiettarsi verso l’occidente, tentando così di bruciare le tappe.
Ma esiste anche un altro nodo spinoso che spesso viene sottovalutato. Mi riferisco al ruolo dei militari, che anche grazie alla costituzione, ricoprono una posizione di spicco. Effettivamente i militari vengono considerati come “garanti della costituzione” e l’abuso di questa accezione ha fatto sì che potessero essere organizzati numerosi colpi di stato negli ultimi decenni. Sarebbe perciò opportuno e auspicabile un ripensamento o meglio, un ridimensionamento del ruolo dei militari.
Altro problema sul piatto rimane la nascita, sempre negli ultimi anni, di alcuni partiti fondamentalisti, che per fortuna, pare siano dei fuochi di paglia, anche se non devono essere sottovalutati.
Che altro dire quindi dell’entrata della Turchia nell’EU? Solamente che bisogna essere cauti e non forzare gli eventi. La Turchia dovrà prima di tutto adempiere alle condizioni fissate dall’Unione, solo dopo aver realizzato questo potrà aspirare ad entrare in Europa.
Snake
Francesco Cossiga riesce sempre a stupirci con le sue “scudisciate”, da anni ormai. Questa volta ha voluto dimettersi dal ruolo di senatore a vita e ha sollevato diverse reazioni. Le sue motivazioni sono varie, ma credo che alcune siano anche molto valide a attuali. Prima di tutto contesta il ruolo dei senatori a vita. E su questo ci sarebbe molto da discutere. In effetti sono un istituto direi anacronistico, che sopravvive più per tradizione che per necessità democratica. Inoltre rimane sempre il problema della rappresentanza: si ricorda che non sono eletti dal popolo e ciò può considerarsi un’anomalia in un regime democratico basato sulla rappresentanza popolare. Mi si potrà obiettare che in realtà si tratta di un pugno di persone, una sorta di goccia nell’oceano, di un’eccezione che conferma la regola. Ma non è così. Ce ne siamo resi conto proprio in questa legislatura: anche qualche senatore a vita in più può fare la differenza, come accade al senato. In effetti la loro posizione, attualmente, risulta un po’ scomoda, anche se finora i senatori a vita non hanno fatto mancare il loro appoggio al centrosinistra.
Cossiga quindi ha sollevato una questione tutt’altro che marginale. E se le sue dimissioni non venissero accettate, lui si autosospenderebbe e ciò significherebbe un voto in meno per l’Unione al senato.
Il presidente emerito ha poi parlato di problemi di salute e di età che gli impedirebbero di svolgere correttamente il suo mandato. Anche questo è vero: quando si parla di senatori a vita non si parla certo di ragazzini.
Cossiga si è poi, come è sempre stato solito fare, tolto i “sassolini dalla scarpa”. Ha fatto capire che non ci sta, che non è persona da esser presa a pesci in faccia e che piuttosto che rimanere in senato privo di autorevolezza e dignità, preferisce ritirarsi a vita privata.
A questo punto credo che il mondo politico debba prendere atto della situazione e non rifiutarsi di concedergli le dimissioni, ma, cosa più importante, dovrebbe anche avviare una riflessione seria sul problema dei senatori a vita e della loro non-rappresentatività.
Snake
Alla fine la finanziaria è passata anche senza fiducia. Nel precedente post spiegavo come a mio parere l’utilizzo di questo espediente fosse superfluo. E come previsto la fiducia non è stata chiesta e il senato ha votato compatto.
Francamente, fiducia o meno, non ci sorprende né ci impressiona questa vittoria di Pirro. E’ probabile anche che il centrosinistra governi per 5 anni, ma questo alla fin fine, se può essere dannoso per il paese, potrà comunque servire a convincere molti italiani del suo operato disastroso. Fatti i conti in tasca molte persone si renderanno conto (ma lo stanno già facendo) come oltre a non aver favorito la crescita, l’esecutivo avrà loro tolto parecchi soldini. D’altronde cosa ci si può aspettare da una finanziaria composta prevalentemente da introiti fiscali, con una piccolissima percentuale dedicata alle spese e nessuna misura volta alla crescita?
Questo a mio parere sarà il governo del compromesso: nessuna riforma degna di essere ricordata, ma solo accordi sotto banco e galleggiamenti per evitare di perdere la poltrona, più, ovviamente, una marea di tasse.
Si preannuncia un’Italia statica, retta da forze politiche che di riformista e di nuovo hanno ben poco, contrariamente a ciò che dovrebbe essere.
Sorge spontanea anche un’altra considerazione: il piccolo margine di vantaggio della maggioranza al senato, si è trasformato in un elemento di forza, perché forse la paura di essere perennemente in bilico ha fatto sì che ci fosse maggiore attenzione e responsabilità su questo aspetto. Bisognerà però vedere quanto questo deterrente possa durare o se non scompaia per un lento e inesorabile logorio di “nervi”.
In ogni caso gli Italiani rimangono con gli occhi puntati su questo governo per il quale i sondaggi non promettono nulla di buono.
Snake
In questi giorni, a mio avviso, si sta dando troppo peso a una questione che non lo merita. Mi riferisco alla fiducia che a quanto pare il governo chiederà per far passare la finanziaria al senato. Una tempesta in un bicchier d’acqua. L’opposizione di centrodestra non dovrebbe perdere tempo per una vicenda del genere.
In primo luogo perché essa stessa, quando era maggioranza, ne ha fatto un abbondante uso, specie per le finanziarie. Su questo punto bisogna dar ragione al centrosinistra. In secondo luogo, fiducia o meno, la situazione non cambierebbe, nel senso che il governo cadrebbe o rimarrebbe al potere indipendentemente da essa.
Si tratta in buona sostanza di un metodo per accelerare un processo che rischia di protrarsi eccessivamente nel tempo.
Tuttavia bisogna anche vedere il rovescio della medaglia. L’opposizione infatti rappresenta la metà del paese e anzi al senato ha avuto più voti. Metterla a tacere, in un contesto di forte debolezza da parte dell’esecutivo, significa commettere un grave errore. Lo è stato durante gli anni del centrodestra, ma lo è in misura maggiore ora, proprio a causa del ristrettissimo margine di vantaggio in termini di seggi e di voti per la maggioranza.
Il centrodestra farebbe bene, al contrario, a concentrarsi sul merito della finanziaria, più che sul metodo. Presentare migliaia di emendamenti con lo scopo di creare ostruzionismo non è una mossa particolarmente brillante.
Meglio sarebbe stato mettere sul piatto pochi ma incisivi temi su cui discutere, anche per fare chiarezza nei confronti degli elettori, che si aspettano un’opposizione energica.
Che la sinistra ponga pure la fiducia. Ma che il centrodestra non si perda per strada su questioni accidentali.
Snake
Come era facile prevedere la feccia dell’estrema sinistra ha dato un’altra volta spettacolo di sé a Roma in una manifestazione che per fortuna ha sdegnato anche la sinistra moderata , com’è giusto che sia. Abbiamo sentito ogni tipo di slogan: contro Nassiriya, Israele, Usa e chi più ne ha più ne metta. Sono stati incendiati manichini simboleggianti soldati israeliani e molto altro. Ora, c’è una bella differenza con la manifestazione svoltasi a Milano. Un conto è il sacrosanto diritto di affermare la necessità di 2 stati e 2 popoli (giustissimo anche secondo me), un altro è voler annientare Israele.
Non si possono tollerare episodi come quelli di Roma. Badate, non si tratta di cadere nel solito cliché che vede gli Israeliani eterne vittime, come molti elementi di sinistra spesso affermano; bensì di constatare una tendenza simil-nazista che porta a un inevitabile antisemitismo. Perché chi si comporta in questa maniera è nazista, non vi è altra spiegazione.
Sono stato abbastanza comprensivo con le forze di sinistra, dal momento che hanno condannato l’episodio. Però questo non significa che siano assolti. Essi hanno sempre dato segnali di antipatia nei confronti di Israele e ciò non può non aver influito nell’esasperare gli animi. E’ in effetti un sottile gioco che si autoalimenta attraverso tacite intese, silenzi e sfondi ideologici condivisi. Se si proclama il diritto a che i Palestinesi abbiano uno stato indipendente, questo non implica l’annientamento di Israele. Tra l’altro uno stato palestinese dovrebbe avere una connotazione democratica per essere credibile, cosa che finora non sembra fattibile.
In definitiva non ci è piaciuta la manifestazione dei nazisti che vi hanno preso parte, ma non abbiamo alcun problema o remora ad apprezzare parzialmente la presa di distanza che i partiti di sinistra al governo hanno dimostrato.
Snake










