Questi giorni, per tutta una serie di circostanze, si stanno rivelando cruciali per la Turchia e il suo futuro ingresso nell’UE. Ci sono di mezzo la visita del Papa e i vari incontri del premier turco con la NATO. La Turchia mantiene al giorno d’oggi molte contraddizioni che a stento, se verrà mantenuto l’attuale andazzo, riusciranno ad essere risolte, come l’effettivo rispetto dei diritti umani, il traffico di droga, il contenzioso con Cipro.
Certamente la Turchia, rispetto a molti stati islamici (mi si passi la sbrigativa definizione che non ha pretese di esaustività) risulta quello maggiormente secolarizzato. Se ripercorriamo la storia della Turchia dalla prima guerra mondiale ad oggi, non possiamo che ammettere la separazione tra stato e religione, tra l’altro l’Islam non è neppure religione di stato.
Uno stato, quello turco, che tenta di proiettarsi verso l’occidente, tentando così di bruciare le tappe.
Ma esiste anche un altro nodo spinoso che spesso viene sottovalutato. Mi riferisco al ruolo dei militari, che anche grazie alla costituzione, ricoprono una posizione di spicco. Effettivamente i militari vengono considerati come “garanti della costituzione” e l’abuso di questa accezione ha fatto sì che potessero essere organizzati numerosi colpi di stato negli ultimi decenni. Sarebbe perciò opportuno e auspicabile un ripensamento o meglio, un ridimensionamento del ruolo dei militari.
Altro problema sul piatto rimane la nascita, sempre negli ultimi anni, di alcuni partiti fondamentalisti, che per fortuna, pare siano dei fuochi di paglia, anche se non devono essere sottovalutati.
Che altro dire quindi dell’entrata della Turchia nell’EU? Solamente che bisogna essere cauti e non forzare gli eventi. La Turchia dovrà prima di tutto adempiere alle condizioni fissate dall’Unione, solo dopo aver realizzato questo potrà aspirare ad entrare in Europa.
Snake











8 comments
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30 Novembre, 2006 a 9:17 am
Renzo
ciao, per quanto ne so il ruolo dell’esercito è stato indispensabile per garantire la separazione tra stato e religione.
E’ l’esercito che segue l’eredità di Ataturk ed interviene al minimo segnale di pericolo.
Altrimenti temo molto che la Turchia farebbe la fine della Persia.
http://www.msnbc.msn.com/id/15894450/site/newsweek/
30 Novembre, 2006 a 10:08 am
facethetruth
Certo, però la frequenza molto assidua di questi colpi di stato alla lunga porta all’instabilità e a un vulnus democratico. Se per evitare derive fondamentaliste deve instaurarsi un governo militare che limità le libertà fondamentali, siamo punto e a capo.
E’ vero che i militari sono, come dicevo, i garanti della costituzione (cosa più unica che rara), ma forse non guasterebbe una riforma dell’esercito.
Snake
30 Novembre, 2006 a 10:49 am
Renzo
Funziona così da 70 anni e non mi sembra che abbia portato instabilità o limitato le libertà (rispetto al livello Turco eh…).
Quali sono le alternative ? Io mi fido di più dell’esercito turco che della sua “società civile” (e resto anche completamente contrario al suo ingresso europa).
ciao
30 Novembre, 2006 a 10:53 am
facethetruth
I colpi di stato di per sé sono segnale di instabilità, poi non mi pare che in alcun stato democratico le crisi si risolvano con l’intervento dei militari.. Altrimenti sai quanti colpi di stato ci sarebbero stati in Italia?
Snake
30 Novembre, 2006 a 2:32 pm
monica
Concordo sulla necessità di porre un freno all’ingresso della Turchia in Europa, anche se ci sarebbe da chiedersi “cosa è la UE” visto che ad oggi la sua debolezza e inutilità è evidente.
Piuttosto credo che i tempi per far entrare Israele in Europa siano maturi, forse anche troppo.
Ciao
30 Novembre, 2006 a 2:43 pm
Renzo
Secondo me la scelta è tra accettare questo ruolo dell’esercito come guardiano delle istituzioni o svegliarsi un giorno con una teocrazia islamica alle soglie dell’europa.
30 Novembre, 2006 a 4:27 pm
facethetruth
In effetti se può entrare la Turchia, non vedo perché non lo possa fare Israele..
Snake
30 Novembre, 2006 a 10:36 pm
GIUSEPPE
il fatto èche ci sono troppo capiteliste che vocliono comantare èche non vogliono scedere dello scetro,io dirrei di fare una sola nazione [isdraiele palestina],che con tutte i luochi sagri che c’ianno ad incominciarre da gerusaleme il turismo arrivera a valanca è cosi facento farebero stare bene tuttedue i popoli è toclierebero tanta icnoranzan ad incominciare dei banbine a mantarli a scuola non di armi [ma di libri] cio giuseppe