La chiesa di S. Sofia a IstanbulQuesti giorni, per tutta una serie di circostanze, si stanno rivelando cruciali per la Turchia e il suo futuro ingresso nell’UE. Ci sono di mezzo la visita del Papa e i vari incontri del premier turco con la NATO. La Turchia mantiene al giorno d’oggi molte contraddizioni che a stento, se verrà mantenuto l’attuale andazzo,  riusciranno ad essere risolte, come l’effettivo rispetto dei diritti umani, il traffico di droga, il contenzioso con Cipro.
Certamente la Turchia, rispetto a molti stati islamici (mi si passi la sbrigativa definizione che non ha pretese di esaustività) risulta quello maggiormente secolarizzato. Se ripercorriamo la storia della Turchia dalla prima guerra mondiale ad oggi, non possiamo che ammettere la separazione tra stato e religione, tra l’altro l’Islam non è neppure religione di stato.
Uno stato, quello turco, che tenta di proiettarsi verso l’occidente, tentando così di bruciare le tappe.
Ma esiste anche un altro nodo spinoso che spesso viene sottovalutato. Mi riferisco al ruolo dei militari, che anche grazie alla costituzione, ricoprono una posizione di spicco. Effettivamente i militari vengono considerati come “garanti della costituzione” e l’abuso di questa accezione ha fatto sì che potessero essere organizzati numerosi colpi di stato negli ultimi decenni. Sarebbe perciò opportuno e auspicabile un ripensamento o meglio, un ridimensionamento del ruolo dei militari.
Altro problema sul piatto rimane la nascita, sempre negli ultimi anni, di alcuni partiti fondamentalisti, che per fortuna, pare siano dei fuochi di paglia, anche se non devono essere sottovalutati.
Che altro dire quindi dell’entrata della Turchia nell’EU? Solamente che bisogna essere cauti e non forzare gli eventi. La Turchia dovrà prima di tutto adempiere alle condizioni fissate dall’Unione, solo dopo aver realizzato questo potrà aspirare ad entrare in Europa.  

Snake