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Affinché una cosa del genere non accada mai più.
Snake & Spider
La Corte costituzionale ha bocciato la legge Pecorella, ossia quella legge che introduceva nel nostro ordinamento un principio in virtù del quale non sarebbe stato possibile per il pubblico ministero ricorrere in appello per una sentenza penale di primo grado che avesse assolto l’imputato.
Si è rinunciato in sostanza a un principio di civiltà giuridica, un principio che metteva sullo stesso piano, come è giusto che sia, accusa e difesa.
E’ noto che nell’ordinamento italiano i pubblici ministeri godano di ampia autonomia e che essi possano passare tranquillamente dalla carriera inquirente a quella giudicante. Di fatto, la pubblica accusa mantiene un potere al di sopra della difesa, che sancisce di fatto una grande disparità in termini di diritti.
Nei principali ordinamenti europei, tutto ciò non è ammissibile. Solo in Italia, la magistratura ha un potere ben al di là della mera applicazione della legge. Senza contare le associazioni di magistrati dichiaratamente di sinistra. Ma questa è un’altra storia.
In questa sede ci si limita semplicemente a dire che la Suprema corte ha affossato una legge che avrebbe snellito la macchina giudiziaria, sancito la parità tra accusa e difesa e forse avrebbe dato maggiore fiducia dei cittadini verso la giustizia. Peccato. Siamo punto e a capo.
Snake
L’incontro di ieri sera tra governo e sindacati è stato presentato dalla stampa nazionale (un nome per tutti: Corriere della sera) come un importante passo avanti per sciogliere i nodi sulle pensioni. Come sempre la realtà è spesso diversa da come ce la raccontano i giornali, specie se schierati. Non servono molte parole per capire l’esito dei lavori. Sostanzialmente infatti, non solo non sarà aumentata l’età pensionabile, ma è prevista una sua ulteriore riduzione al di sotto dei 60 anni. Questo per lo meno è ciò che ha dichiarato il ministro del lavoro. Francamente la notizia è a dir poco infausta. Prima di tutto, se il sistema pensionistico rimane così com’è e anzi verrà abbassata l’età pensionabile, come credete che si possano trovare i soldi per mantenere un simile gigante? Ma con le tasse ovviamente. Vedrete che stangate in busta paga: è palese infatti che il sistema, già al collasso, non possa che sopravvivere solo grazie ad ulteriori dissanguamenti degli Italiani che attualmente lavorano o cominceranno a lavorare. Innalzare, anche solo di qualche anno, l’età pensionabile, è un atto di responsabilità. E’ il solo modo per evitare che il complesso meccanismo previdenziale possa collassare. Con un aumento dell’età pensionabile ci saranno più fondi per le pensioni che in caso contrario resterebbero poco cospicue per non dire misere. E’ chiaro che la previdenza integrativa dovrà giocare un ruolo decisivo. Dobbiamo abituarci all’idea che i tempi sono cambiati e che uno stato parassitario-assistenzialista non può più sopravvivere. Non siamo ipocriti: a tutti (ma sarà davvero così?) piacerebbe andare un po’ prima in pensione, magari con una buona retribuzione. Ma tutto questo ha un costo e ora paghiamo decenni di malgoverno sotto questo aspetto. Il governo è ormai schiavo dei sindacati e della sinistra massimalista e non può fare altro che stare al loro gioco. Peccato però che a pagarne le conseguenze saranno gli Italiani. Lo scalone dei 60 anni era un buon inizio per riformare gradualmente il sistema, anche grazie agli incentivi previsti per chi avrebbe deciso di lavorare qualche anno in più. Era un primo passo per uscire dal tunnel che si era imboccato per far ripartire un meccanismo virtuoso. Non per niente anche parte della sinistra vedeva con favore questo processo. Ma ancora una volta il buon senso non ha prevalso e così si rischia di tornare indietro nel tempo, manca solo il ripristino delle baby pensioni e siamo a cavallo.
Snake
I temi di politica estera pare siano piuttosto spinosi per il governo Prodi. Effettivamente è piuttosto singolare, per non dire grottesco, che esponenti del Prc partecipino ai sit-in di protesta contro il loro stesso governo. Come sempre succede nelle situazioni di stallo, Prodi sta zitto. Ma è davvero questo un comportamento serio e coerente? La politica estera di un governo è fondamentale e definisce parte del suo Dna politico. E’ assurdo che l’esecutivo sia diviso su temi cruciali quali il rifinanziamento della missione in Afghanistan o l’ampliamento della base americana di Vicenza.
Non si capisce la ratio pacifista dell’estrema sinistra: missione in Libano sì, continuità in Afghanistan no. Almeno abbiano la dignità di ritirare anche i soldati dal Libano: altrimenti che razza di pacifismo è?
La risposta in verità è semplice: si tratta di un pacifismo di facciata, che muta a seconda del vento politico e che non ha nulla a che vedere con la coerenza e coi principi che loro stessi proclamano.
Alla fin fine, però, prevarrà, come sempre, il compromesso: riusciranno a trovare un accordo, dovessero vendere l’anima al diavolo. Ma non sarà una passeggiata, nel senso che Prodi avrà un bel daffare a rappacificare gli animi: io penso che la missione in Afghanistan verrà rifinanziata, altrimenti il governo cadrebbe.
Ad ogni modo si tratta di una politica estera assolutamente poco credibile, sia al’opinione publica nazionale, che a quella internazionale.
Tuttavia si può scorgere all’orizzonte un altro problema. La destra dovrebbe o no appoggiare e quindi rivotare la missione in Afghanistan che essa stessa ha voluto? Se dovessimo ragionare secondo i parametri dell’attuale governo, o meglio, con il loro schema mentale, dovremmo non votare e lasciare che il governo cada. Ma dal momento che non siamo della loro stessa pasta, prevarrà il buon senso e il supporto ai nostri militari, anche se questo costerà caro, cioè il permanere al potere del governo.
Scenari quantomai bizzarri dunque, che fanno sguazzare l’Italia in un pericoloso pantano.
Snake
Diciamoci la verità: ormai abbiamo perso il conto di quante volte Prodi e i membri del suo governo sono stati fischiati. Anche lasciando da parte l’ultimo episodio alla Cattolica di Milano, poiché si tratta di giovani di An, la sostanza non cambia. Non vi è occasione in cui i protagonisti del governo Prodi non ricevano le proteste dei cittadini e anche, cosa più grave, dai suoi stessi elettori.
E’ interessante, a questo punto, fermarci brevemente sull’elettorato scontento di sinistra. Si può notare un singolare fenomeno: è possibile infatti scomporre il blocco degli scontenti in 2 scaglioni: un primo formato dagli scontenti della sinistra radicale, un secondo composto dagli scontenti dei cosiddetti “elettori indecisi” o “elettori mediani”, che hanno preferito votare Prodi, ma che comunque presentano un basso livello di politicizzazione.
Ebbene, queste due grandi categorie della sinistra, agli antipodi per la verità, non trovano nel governo Prodi le risposte alle loro domande politiche. Lo si vede dallo scontento che aleggia un po’ ovunque. E’ davvero questa la cifra dell’impopolarità di questo esecutivo: proteste sia a destra che a sinistra. Se infatti è normale e prevedibile che gli elettori dell’opposizione protestino, non lo è affatto che lo facciano pure quelli della maggioranza.
Siamo in democrazia, sia chiaro e si deve rispettare chi è stato eletto democraticamente, non bisogna mai scordarlo. Ma è anche doveroso da parte del governo prendere atto della situazione e non fare finta di niente o dare le colpe a Berlusconi. Ormai, come ha giustamente detto Franco Giordano di Rc, bisogna superare l’antiberlusconismo.
Insomma, gli stessi elettori del centrosinistra attendono un cambio di rotta da parte di Romano Prodi, ma lui fa orecchie da mercante.
Se il governo continuerà a essere in rotta con l’opinione pubblica, ne subirà le conseguenze politiche che si tradurranno in un ulteriore calo delle preferenze. L’esecutivo deve ricordare che in primavera ci saranno le amministrative e queste ultime potrebbero rappresentare la cartina di tornasole del gradimento del governo nazionale. Un governo nazionale che ha vinto con una maggioranza molto risicata e proprio per quel motivo farebbe bene a non giocarsi quel poco di credibilità (forse..) che conserva.
Snake










