EmblemaLa Corte costituzionale ha bocciato la legge Pecorella, ossia quella legge che introduceva nel nostro ordinamento un principio in virtù del quale non sarebbe stato possibile per il pubblico ministero ricorrere in appello per una sentenza penale di primo grado che avesse assolto l’imputato.
Si è rinunciato in sostanza a un principio di civiltà giuridica, un principio che metteva sullo stesso piano, come è giusto che sia, accusa e difesa.
E’ noto che nell’ordinamento italiano i pubblici ministeri godano di ampia autonomia e che essi possano passare tranquillamente dalla carriera inquirente a quella giudicante. Di fatto, la pubblica accusa mantiene un potere al di sopra della difesa, che sancisce di fatto una grande disparità in termini di diritti.
Nei principali ordinamenti europei, tutto ciò non è ammissibile. Solo in Italia, la magistratura ha un potere ben al di là della mera applicazione della legge. Senza contare le associazioni di magistrati dichiaratamente di sinistra. Ma questa è un’altra storia.
In questa sede ci si limita semplicemente a dire che la Suprema corte ha affossato una legge che avrebbe snellito la macchina giudiziaria, sancito la parità tra accusa  e difesa e forse avrebbe dato maggiore fiducia dei cittadini verso la giustizia. Peccato. Siamo punto e a capo.

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