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Ieri pomeriggio Romano Prodi si è presentato al senato per pronunciare il discorso sul suo programma di governo “aggiornato” e per chiedere la fiducia. Al di là dell’esito della votazione, che probabilmente confermerà la fiducia, abbiamo assistito a un discorso inutile.
Come sempre il professore si è mantenuto sul vago, ha cercato di toccare tutti i punti, compreso un “elogio” per i senatori eletti all’estero (sulla cui utilità ci sarebbe molto da discutere). Degna di nota è la parte sulla politica estera. Prodi ha infatti rimarcato sostanzialmente ciò che disse D’Alema alcuni giorni fa, ingarbugliando però le cose. In primo luogo, perché ha parlato di multilateralismo (secondo la tradizione della vecchia diplomazia italiana), in secondo luogo ha confermato l’amicizia con gli Stati Uniti in virtù della pluridecennale linea di filoamericanismo del nostro Paese. Insomma, da che parte sta il professore? Senza dubbio la collocazione è difficile, ma è lecito pensare che tale strategia non incontri i favori dell’estrema sinistra, alla luce degli ultimi sviluppi. La sinistra radicale ha chiesto più volte un cambio di rotta in politica estera, anche in relazione alla missione in Afghanistan, che il premier vorrebbe invece tenere saldamente sul solco tracciato dal precedente governo.
Insomma, il professore è caduto proprio sul tema più delicato ed è difficile credere che questo governo duri ancora molto.
Il discorso di Prodi è la cifra della debolezza del centrosinistra: la caduta definitiva è solo questione di tempo.
Snake
Non si fa in tempo ad assentarsi qualche giorno che avvengono fatti assolutamente cruciali per la politica italiana. E così, nei giorni scorsi, è accaduto che il governo Prodi sia entrato in crisi.
Dopo aver dato le dimissioni, il capo dello stato ha rimandato il premier alle camere, per chiedere la fiducia. E’ difficile prevedere gli scenari futuri, cioè se Prodi riuscirà ad ottenere la fuducia al senato o meno. C’è l’incognita dei senatori a vita, alcuni di essi con problemi di salute, ci sono i dissidenti dell’estrema sinistra, c’è anche Marco Follini che a quanto pare non ha perso il vizietto dei democristiani.
Se è difficile, come si diceva poc’anzi, prevedere gli esiti di questo voto, è altrettanto facile, di contro, prevedere cosa accadrà al Paese se questo governo resterà in carica. Ovvero, si continuerà a governare col metodo del compromesso, con un continuo galleggiamento sulla crisi.
A meno di un anno dalla sua elezione, il governo Prodi colleziona sconfitte e quest’ultima può rivelarsi un colpo fatale. Anche se dovesse ottenere la fiducia, sarà difficile per l’esecutivo reggere davanti a questioni come il rifinanziamento della missione in Afghanistan o la riforma delle pensioni. Il prezzo da pagare per tutto ciò sarà molto alto e offrirà due alternative: o la caduta del governo, o un governo fantasma, paralizzato dalle sue stesse contraddizioni. E’ questo secondo scenario quello più inquietante: c’è il rischio di bloccare l’intero Paese.
Prodi ha pensato bene di rilanciare il suo programma di governo in 12 punti, pare proprio l’ultimo guizzo di vita prima della fine. Una mossa che sa tanto di “Berlusconismo”, non si deve infatti dimenticare che è tipico di Berlusconi presentare pochi e semplici punti da realizzare nell’azione di governo. Evidentemente Prodi si è reso conto che il vecchio programma dell’Unione, un malloppo di centinaia di pagine, si è rivelato un’utopia. Questa ultima disperata mossa ha come scopo anche quello di far recuperare all’esecutivo una credibilità ormai persa anche tra i propri elettori.
Se Prodi non dovesse ottenere la tanta agognata fiducia al senato e dovesse dimettersi nuovamente, sarebbe però opportuno nominare un governo tecnico o di larghe intese per una riforma del sistema elettorale in senso maggioritario e indire elezioni anticipate per il prossimo autunno. Se non si dovesse riformare la legge elettorale, non vi sarebbero invece motivi per non tornare alle urne in primavera.
Allo stato attuale delle cose la situazione non è certo rosea per il governo e neppure per l’Italia. Prodi si ripete sempre, per lui va tutto benissimo, per lui si tratta del migliore dei governi possibili: ormai è chiaro: Prodi bis in idem.
Snake
Ci fermiamo per qualche giorno a causa di impegni importanti.
Riprenderemo lunedì 26 febbraio.
A presto!
Snake & Spider
Ormai il centrosinistra appare davvero spaccato. Prodi è in rotta di collisione con la sinistra radicale e molti altri leaders della sua coalizione sono ai ferri corti. La protesta contro l’allargamento della base di Vicenza è emblematica. Un governo che protesta contro sé stesso. Prodi del resto pare voler procedere per la sua strada, senza curarsi troppo dei “ribelli”.
Piero Fassino tenta di mediare, proponendo di discutere non l’opportunità o meno dell’ampliamento, bensì le modalità dello stesso. Posizione ambigua che tenta disperatamente di salvare capra e cavolo. Intanto i gruppi della sinistra radicale hanno intenzione di boicottare il progetto: occupazione dell’aeroporto, blocco dei lavori da parte delle cooperative ecc. I verdi poi criticano il ministro della difesa Parisi, figura piuttosto irrilevante nella compagine governativa.
Lo scossone proviene anche da un altro fronte, cioè dai Ds: Fabio Mussi infatti non vede di buon occhio la fusione dei Ds nel partito democratico e minaccia una scissione interna.
Poi ci sono partiti come Margherita e Udeur che sono decisamente a favore di una politica estera filoamericana.
A questo punto è prevedibile che altri nodi vengano al pettine riguardo la missione in Afghanistan, altro argomento scottante nell’agenda politica di questa settimana.
Il capolavoro di questo governo è quello di aver scontentato tutti, persino i suoi sostenitori. Ma si sa, il potere è qualcosa di estremamente appetibile e sarà difficile per l’esecutivo mollarlo.
Snake
Il compagno Diliberto questa volta si è superato. Ma soprattutto ha esternato i suoi pensieri proprio in un momento politico così delicato per il Paese.
Dunque Berlusconi gli fa schifo. Su questo non avevamo dubbi, anzi, forse ha utilizzato un eufemismo. Sarcasmi a parte, si tratta di un episodio grave che deve far riflettere. Solo pochi giorni fa Silvio Berlusconi era un bersaglio (e potrebbe esserlo ancora) delle Br assieme ad altre personalità. Con le sue parole, Diliberto non fa altro che alimentare un clima di odio e di demonizzazione dell’avversario, nel più classico stile comunista. Sempre in questi giorni ci hanno riempito la testa con lunghi discorsi che evidenziavano l’estraneità della Cgil, dei pacifisti, dei centri sociali ecc. al terrorismo. Nessuno vuole dubitare di questo, ma se addirittura il leader di un partito che a maggior ragione dovrebbe stare al di fuori di questa dinamica d’odio scade a questi livelli, allora è lecito dubitare anche degli altri.
Diliberto ha anche rispolverato il vecchio leit motiv della sinistra, riguardante la diversità antropologica dei comunisti rispetto a Berlusconi. Per fortuna, aggiungerei io, sarebbe grave essere come loro.
Il vecchio relitto comunista è ormai alla deriva coi suoi farneticanti deliri.
Se la frase di Diliberto fosse capitata in tempi migliori, probabilmente non lo avremmo degnato di uno sguardo. Purtroppo però cade in un momento drammatico e c’è poco da ridere.
Snake










