Romano ProdiNon si fa in tempo ad assentarsi qualche giorno che avvengono fatti assolutamente cruciali per la politica italiana. E così, nei giorni scorsi, è accaduto che il governo Prodi sia entrato in crisi.
Dopo aver dato le dimissioni, il capo dello stato ha rimandato il premier alle camere, per chiedere la fiducia. E’ difficile prevedere gli scenari futuri, cioè se Prodi riuscirà ad ottenere la fuducia al senato o meno. C’è l’incognita dei senatori a vita, alcuni di essi con problemi di salute, ci sono i dissidenti dell’estrema sinistra, c’è anche Marco Follini che a quanto pare non ha perso il vizietto dei democristiani.
Se è difficile, come si diceva poc’anzi, prevedere gli esiti di questo voto, è altrettanto facile, di contro, prevedere cosa accadrà al Paese se questo governo resterà in carica. Ovvero, si continuerà a governare col metodo del compromesso, con un continuo galleggiamento sulla crisi.
A meno di un anno dalla sua elezione, il governo Prodi colleziona sconfitte e quest’ultima può rivelarsi un colpo fatale. Anche se dovesse ottenere la fiducia, sarà difficile per l’esecutivo reggere davanti a questioni come il rifinanziamento della missione in Afghanistan o la riforma delle pensioni. Il prezzo da pagare per tutto ciò sarà molto alto e offrirà due alternative: o la caduta del governo, o un governo fantasma, paralizzato dalle sue stesse contraddizioni. E’ questo secondo scenario quello più inquietante: c’è il rischio di bloccare l’intero Paese.
Prodi ha pensato bene di rilanciare il suo programma di governo in 12 punti, pare proprio l’ultimo guizzo di vita prima della fine. Una mossa che sa tanto di “Berlusconismo”, non si deve infatti dimenticare che è tipico di Berlusconi presentare pochi e semplici punti da realizzare nell’azione di governo. Evidentemente Prodi si è reso conto che il vecchio programma dell’Unione, un malloppo di centinaia di pagine, si è rivelato un’utopia. Questa ultima disperata mossa ha come scopo anche quello di far recuperare all’esecutivo una credibilità ormai persa anche tra i propri elettori.
Se Prodi non dovesse ottenere la tanta agognata fiducia al senato e dovesse dimettersi nuovamente, sarebbe però opportuno nominare un governo tecnico o di larghe intese per una riforma del sistema elettorale in senso maggioritario e indire elezioni anticipate per il prossimo autunno. Se non si dovesse riformare la legge elettorale, non vi sarebbero invece motivi per non tornare alle urne in primavera.
Allo stato attuale delle cose la situazione non è certo rosea per il governo e neppure per l’Italia. Prodi si ripete sempre, per lui va tutto benissimo, per lui si tratta del migliore dei governi possibili: ormai è chiaro: Prodi bis in idem.

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