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Il presidente croato Mesic, nonostante lo sdegno del mondo politico italiano, rincara la dose e continua con la sua campagna di revisionismo sulla triste vicenda delle foibe. Anzi, orale accuse sono rivolte a una presunta volontà italiana di rivedere gli accordi di Osimo del 1947 sui confini.
A poco sono valsi gli appelli e le critiche del presidente Napolitano, del ministro degli esteri D’Alema e del presidente del consiglio Prodi.
In questo senso, tranne alcune solite e sparute voci dissonanti, vi è stata identità di intenti tra maggioranza e opposizione. L’episodio delle foibe è stato per troppo tempo volutamente dimenticato e ora non è ammissibile minimizzarlo nuovamente.
Mesic non ha fatto una bella mossa dal punto di vista politico: anche perché c’è in gioco l’entrata della Croazia nell’Unione europea.
Per una volta tanto maggioranza e opposizione si sono dimostrati uniti intorno a Napolitano, poiché è indubbio che si tratti di una questione nazionale. Il fatto di non convidere le parole di Napolitano (cosa del tutto legittima), non autorizza Mesic ad accusarlo di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico. Sono parole pesanti indegne di un leader politico.
Il presidente croato farebbe quindi meglio a pensare prima di parlare, per lo meno abbia la decenza di non insultare la memoria di chi subì questo triste eccidio.
Snake
Come al solito l’ombra delle BR è sempre presente nel nostro paese. Non saprei se definirli patetici o alienati. Già, perché chi combatte ancora questo tipo di battaglie, o è un fanatico o è semplicemente fuori dal mondo.
Gente che idolatra la falce e il martello, che non si fa scrupoli nel passare anche al di sopra dei loro compagni.
A quanto pare, volevano creare un partito comunista politico-militare, per colpire obiettivi come la casa milanese di Berlusconi, Pietro Ichino e Vittorio Feltri. I nemici giurati. Ma nel mirino c’erano anche Eni, Mediaset e Sky.
Ma la cosa più sconcertente è che alcuni di loro sono dei sindacalisti della Cgil. Ovviamente il Corriere della sinistra, pardon, della sera, ha subito evidenziato che si tratta di ex sindacalisti. Certo, ex fino a ieri. Gente che si copre le spalle col facile alibi della difesa dei diritti dei lavoratori per perseguire i propri interessi sovversivi.
Sta di fatto che le BR sono vive e vegete e nessuno è immune dai loro attacchi, soprattutto a destra. E’ significativo che tra gli obiettivi ci fosse Vittorio Feltri, evidentemente a conoscenza di verità scomode.
Si spera che questo giro di vite vada avanti e non lasci più alcuno spazio a questi loschi figuri. Per troppi anni le BR hanno tenuto in scacco le istituzioni, senza però concretizzare alcunché. Men che meno vinceranno oggi.
Le nostre forze dell’ordine, come sempre, sono state eccellenti, purtroppo ci si accorge della loro bravura solo in questi casi.
Il più delle volte sono considerate reazionarie e violente, o più spesso, incapaci.
Invece è proprio grazie a loro che questo tipo di episodi vengono sventati.
Auguriamoci che questi conati di terrorismo abbiano vita breve.
Snake

Per non dimenticare una triste pagina della nostra storia.
Snake & Spider
Alla fine la montagna ha partorito il topolino. O, se preferite, siamo in presenza di un ibrido che non è né carne nè pesce. Perché i cosiddetti Dico, che suonano un po’ meglio di Pacs, non sono altro che il solito compromesso di questo governicchio, troppo debole per le riforme coraggiose e incisive. Non ho mai avuto nulla in contrario, in linea di principio, al riconoscimento di determinate posizioni giuridiche nei confronti delle coppie di fatto, a patto che ciò non andasse a discapito della famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio.
Sotto questo aspetto, i Dico non incidono su questa fondamentale società naturale.
Ma la legge a mio parere è superflua e cambia davvero poco la sostanza delle cose. Secondo il disegno di legge, deve essere comprovata la fattualità della relazione (rettifico una precedente inesattezza e mi scuso coi lettori), pena l’inapplicabilità della stessa. Certamente il nucleo riguardante temi quali la successione e gli alimenti può essere considerato positivo. Ma c’era bisogno di scomodare l’anagrafe e lo stato civile per dei semplici diritti civili? Insomma, si può dire che per l’estrema sinistra i Dico non sono comunque sufficienti per regolamentare totalmente la materia sulle coppie di fatto (almeno per come intendevano loro) e per la destra sono uno strumento mal congeniato.
In ogni caso sarebbe bastata una legislazione ordinaria per stabilire alcuni diritti, previo accertamento della sussistenza della fattualità della coppia, oppure la legislazione per esempio avrebbe potuto dare la possibilità alle coppie di fatto di regolare contrattualmente di volta in volta le singole situazioni che via via si sarebbero presentate.
Ma la dichiarazione all’Anagrafe appare come una sorta di matrimonio di serie B. L’ibrido di cui parlavamo prima insomma.
Sta di fatto che il governo non riesce più ad attuare riforme importanti: in questo modo, per non cadere, deve accontentare tutti, ma corre il rischio di ottenere l’effetto contrario, cioè quello di scontentare tutti.
Snake
E’ di scena il solito copione ben rodato dall’esecutivo. A quanto pare infatti, dopo i mille strombazzamenti e gli pseudo-ultimatum della sinistra radicale, si è tornati alla situazione di partenza: l’Italia resterà in Afghanistan. Benissimo, mi fa piacere. Allora dove sta la contraddizione? In fondo pare che verranno rispettati gli impegni e di questo, personalmente, ne prendo atto positivamente.
Ciò che non quadra allora, è un’altra cosa. E’ il solito comportamento che il governo Prodi ha adottato da che è alla guida del paese. Lo schema lo proposi qualche tempo fa: 1) situazione iniziale, esposizione degli obiettivi da raggiungere come da programma, 2) uscita roboante e sensazionalista dei “dissidenti” che minacciano crisi e azioni clamorose, 3) eterno ritorno dell’uguale: ovvero ristabilimento della situazione iniziale.
Se avete notato succede sempre così. Anche in questo caso quindi, non c’è da stupirsi se alla fine le proteste della sinistra radicale sono cadute nel nulla.
Ma stiamo attenti: erano quelle delle vere proteste oppure una sorta di “contentino” da dare agli elettori pacifisti? In altre parole, la sinistra radicale potrebbe aver pensato “cerchiamo di mantenere un minimo di coerenza col nostro programma pacifista e diamo da bere ai nostri elettori che siamo convinti di questo e che possiamo far sentire la nostra voce”. Francamente ci pare una presa per i fondelli. Ma se anche i pacifisti che hanno votato questo governo stanno zitti e non protestano, significa che anche il loro pacifismo è una buffonata. Perché non organizzano cortei con le bandiere arcobaleno anche per la missione in Libano? E perché ora che Prodi ha fatto capire che in Afghanistan si dovrà restare, non si mobilitano? Altro che pacifisti!
Ma in fondo sono loro assieme alla sinistra radicale a perdere la faccia.
Si è detto che è positivo il fatto che il governo abbia scelto di mantenere fede agli impegni internazionali. Ma ha anche precisato che verrà rafforzato l’impegno dei civili. Si spera, allora, che ciò non vada a discapito dell’impegno militare: in una zona tanto instabile, è impensabile lasciare i civili in balia dei gruppi armati e serve quindi una presenza dell’esercito.
Detto questo, ciò che quindi contestiamo non è il merito delle decisioni prese, bensì il metodo. Era proprio necessario alzare tutto questo polverone per una decisione ormai scontata?
Snake










