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In un’intervista pubblicata oggi sul Corsera, Giuliano Amato fa il punto della situazione politica italiana. In particolare riprende il tema della governabilità e della stabilità.
Da scaltro politico quale egli è, propone la vecchia e pericolosa formula delle “maggioranze variabili”.
Si tratta di una soluzione vecchia perché è con tale sistema che ha funzionato la prima repubblica ed è pericolosa per il fatto che bloccherebbe qualsiasi incisiva azione riformatrice.
E’, insomma, la soluzione del compromesso, che salva capra e cavolo. Soprattutto è una manovra che consentirebbe una più lunga sopravvivvenza a questo governo traballante.
Facile invocare i salvagenti dell’opposizione quando si è in cattive acque. Più difficile risultare credibili all’opinione pubblica dopo un simile gesto.
Giuliano Amato prende con leggerezza e serenità questo tema. Secondo il suo pensiero, su ogni singolo provvedimento non conterebbe ottenere una maggioranza politica, cioè autosufficiente, bensì una maggioranza numerica. Tutto ciò rappresenterebbe anche una sorta di tradimento nei confronti dell’elettorato, poiché non terrebbe conto di una precisa linea politica.
In altre parole tornerebbe il governo dei partiti, con tutti i giochetti di palazzo della prima repubblica.
Non è questo il futuro della politica italiana. Vogliamo governi responsabili dinanzi all’elettorato: non hanno la maggioranza politica sui singoli provvedimenti? Che vadano a casa e si torni alle urne. E soprattutto che torni il sistema elettorale maggioritario.
Al governo delle maggioranze variabili è altresì sotteso un importante corollario. Se infatti ogni singola decisione è il frutto di un accordo tra vari partiti di destra e sinistra, a quel punto risulta indifferente dal punto di vista politico chi guida il governo. O meglio, chi guida l’esecutivo lo fa solo in una logica di potere: è sicuro della sua poltrona e allo stesso tempo lascia che a governare siano i partiti coi loro accordi.
Intendiamoci, su certe riforme molto importanti è lecito e positivo, nonché doveroso trovare degli accordi bipartisan. Ma ciò non deve essere elevato a prassi governativa e legislativa.
Amato è uomo della prima repubblica, d’accordo, ma non può pretendere un’involuzione del sistema così grave.
Snake
Ieri sera Prodi ha ottenuto la tanto agognata fiducia. L’esito ovviamente era scontato. Ma gli sviluppi lo saranno meno. Tra senatori a vita sciancati, moribondi, senatori dispersi all’estero, saltafossi come Follini, irriducibili di estrema sinistra, sembra di essere in un circo. E Prodi è un vero fenomeno da baraccone. Anche il suo secondo discorso, in perfetto stile democristiano, dove dice tutto e niente, ha ricalcato il primo e soprattutto ha evidenziato un premier stanco e impaurito.
Tra l’altro diversi senatori hanno sì confermato la fiducia, ma hanno già anticipato che non voteranno alcuni provvedimenti.
La cosa più comica è che Prodi continua a ripetere la frase magica: “Siamo coesi!”
Da scompisciarsi dalle risate. Vuole far credere che ora la coalizione è più forte che mai!
Ormai questo governo ha perso ogni credibilità, oltre che il senso della decenza e del limite, raccattando voti di quà e di là.
E’ solo questione di tempo e la caduta sarà rovinosa. Salvo un’eventuale ripetizione della farsa vista in questi giorni.
Comico il buon Follini: afferma di aver votato la fiducia perché il Paese ha bisogno di un governo stabile!
Infatti si vede quanta stabilità possiede l’esecutivo..
Insomma, Prodi e i suoi compagni si stanno scavando la fossa (politicamente s’intende) da soli.
Non serve a questo punto cercare larghe intese con l’opposizione. Che affondino da soli.
Snake










