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E’ proprio vero, questa tornata di elezioni amministrative è stata una bella mazzata per la maggioranza. Ovviamente Prodi & Co. minimizzano. Verrebbe da dire “proprio come ha fatto il centrodestra nella passata legislatura”. La propaganda di sinistra sta cercando di farci bere una grossa balla. Vediamo perché.
Un paragone col centrodestra è a dir poco fuori luogo. Infatti nella passata legislatura, se è vero che la sinistra vinceva alle amministrative, la situazione era differente. Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi? Non ci siamo. Infatti Berlusconi aveva alle spalle una maggioranza fortissima e non aveva certo vinto per un pugno di voti come Prodi. Inoltre, consideriamo il fatto che Prodi si è già dimesso una volta a febbraio. E’ del tutto evidente, quindi, che il paragone che ci stanno propinando è del tutto sballato. La maggioranza attuale è traballante, piena di contraddizioni e sull’orlo del precipizio.
Posso capire che Prodi voglia minimizzare, ma mistificare la realtà è qualcosa di ben più losco.
La destra ha vinto quasi dappertutto con percentuali molto più alte rispetto alla sinistra. E’ innegabile il malcontento che aleggia attorno a questo governo.
Imperdibile poi la sbottata di Prodi di oggi, che “se ne frega” del malcontento popolare e tira dritto. Per lui l’Italia verrà risanata solo con le tasse, non con la crescita.
Non parliamo poi della vomitevole campagna mediatica tesa a minimizzare la vittoria schiacciante del centrodestra, con un patetico Corsera che scrive “la Cdl prende Verona”, notate che a una prima occhiata sembra di leggere perde, tanto per distorcere il più possibile la percezione della parola. Ovviamente i suddetti media hanno enfatizzato la vittoria di Pirro della sinistra ad Agrigento e a Genova.
Un bel quadretto, non c’è che dire. Nonostante la ostentata sicurezza della sinistra, ci sono forti tensioni, neppure il progetto di partito democratico ha risollevato gli animi tra gli elettori di sinistra.
Anzi la sinistra estrema rincara la dose e tiene sempre più in scacco il centro che non è certo entusiasta del marasma che si è creato.
Siamo a un governo di morti viventi. O meglio, Prodi e i suoi ministri sono morti ma non lo sanno.
Snake
Il discorso del presidente di Confindustria Montezemolo tenuto ieri non è stato poi così incisivo. Solo chiacchiere che puntavano a una sorta di consenso “tra la gente”, quasi un discorso da antipolitico poco furbo.
Il leader di Confindustria se l’è presa con la classe politica, non ultima quella al governo. Ha parlato di profonda crisi, di politici poco rappresentativi e poco attenti alla situazione reale del Paese. Insomma, una classica arringa qualunquista.
Ha ragione il segretario della Uil Angeletti: questo metodo in politica funziona solo per 5 minuti. Solo per 5 minuti si può captare la benevolenza di tutti in maniera bipartisan.
E’ difficile capire quali siano i progetti di Montezemolo. Se il suo intento è davvero quello di entrare in politica, beh, il “ragazzo” ha ancora molto da imparare. Diversamente il suo discorso non sortirà nessun effetto. Anzi un effetto l’ha sortito: contrariare Prodi. Forse il premier si aspettava un discorso compiacente atto a esaltare l’operato del governo ed effettivamente lo smacco è stato ben marcato.
Berlusconi dal canto suo non ha badato più di tanto al discorso di Montezemolo: chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Montezemolo e il vertice di Confindustria, a differenza della base, ha sempre osteggiato proposte e intenti del precedente governo. Si aspettavano i miracoli col governo Prodi e invece hanno preso il classico 2 di picche.
Ora il povero Montezemolo non sa che pesci pigliare, non sa a che santo votarsi, per cui fa la cosa più banale e scontata: fa il qualunquista-populista che aspira al rinnovamento criticando tutti i politici.
Peggio per lui, e se entrerà davvero in politica, buona fortuna, perché gliene servirà davvero tanta.
Snake
La pubblicazione del verbale del generale della Guardia di finanza Speciale nelle pagine de Il Giornale, ha sucitato un grosso fermento tra la maggioranza. Da quanto può essere desunto da tale verbale, il vice-ministro Vincenzo “Il Vampiro” Visco, avrebbe intimato ai vertici dell’arma una serie di trasferimenti. Un fatto molto grave, un’indebita ingerenza del mondo politico tra le forze armate.
E’ molto difficile per un ufficiale delle forze armate inventare storie simili. Ed è quindi difficile credere che l’intera vicenda sia una montatura, almeno per chi conosce l’impegno e gli ideali degli uomini che lavorano nelle forze armate.
Non è necessario fare molti giri di parole, come si dice, carta canta. E il verbale, quello pubblicato su Il Giornale, è un documento inequivocabile.
Allora signori miei, non venite a parlarmi di quanto sia galantuomo Visco. Così galantuomo, poi, da mettere le mani nelle tasche degli Italiani, ma questa è un’altra storia. Allora, miei cari signori della maggioranza, poco importa delle vostre urla isteriche riguardo alla vostra presunta superiorità morale, sì che non sarebbe neppure minimamente possibile anche solo pensare che uno dei vostri possa commettere atti compromettenti ed equivoci. Nessuno di voi è un santo.
Immagino che se una simile vicenda fosse avvenuta durante il governo Berlusconi, qualcuno avrebbe persino invocato la sedia elettrica.
La procura di Milano (ah sì, proprio quella, che più rossa non si può), quella che al solo passare di fronte al tribunale di Milano, magari in una giornata grigia e di pioggia, ti fa venire l’angoscia (come è capitato più volte al sottoscritto), ha emesso il suo verdetto politico, scagionando moralmente e giuridicamente il galantuomo Visco.
D’altronde lo sappiamo bene, l’unico vero criminale per la procura milanese è Silvio Berlusconi, il primo amore non si scorda mai.
Ma sorvoliamo, come sempre.
D’altronde la maggioranza dei media sappiamo bene da che parte sta.
E chi lo tocca il galantuomo Visco? Nessuno, ovvio. E’ tutto già perfettamente insabbiato. A quanto pare la parola di un alto ufficiale non vale nulla in confronto a chi è organico a un partito.
Ora tutto tornerà alla normalità, tutto sarà come prima, per la gioia della sinistra e, lasciatemelo dire, per l’idiozia della destra, che come al solito non dimostra di avere abbastanza polso per portare avanti le sue battaglie.
Povera Italia!
Snake
Massimo D’Alema, dall’alto della sua spocchia e “superiorità morale”, continua a dare lezioni di scortesia istituzionale. L’ultima sua affermazione a commento di una richiesta da parte dell’amministrazione americana a che gli alleati si assumessero le proprie responsabilità, è come al solito il frutto di un antiamericanismo mai sopito.
Dalle parole di D’Alema è chiara la volontà di distaccarsi il più possibile dagli alleati occidentali. E’ vero, il governo italiano risponde solo al parlamento, ci mancherebbe, ma la richiesta americana non era certo da interpretare come un ordine o un comando. Si tratta di serietà e coerenza. Se ci si assumono incarichi internazionali con degli alleati, non si può non tenere conto dell’essenza stessa dell’alleanza. Non mi pare poi che l’Italia sia poi così succube degli Usa.
Ma il dato di fatto è un altro. E’ l’intera politica estera che ha preso una certa piega. Ci si sta spostando sempre più sull’asse filo-arabo, con pericolose derive di “appoggio implicito” a gruppi come Hezbollah. Tra l’altro recentemente D’Alema ha pure proposto l’invio di truppe internazionali in Palestina, magari per bombardare meglio Israele o per dar manforte agli uomini bomba.
Si è tornati alla solita vecchia politica estera italiana, quella cosiddetta dell’equidistanza. C’è sempre il solito pregiudizio antiamericano, cosicché qualsiasi atto di amicizia verso gli Usa viene visto dalla sinistra come una minaccia per l’Italia e un asservimento ai voleri americani.
Si tratta invece di essere responsabili fino in fondo, di mantenere gli impegni presi.
Questo governo poi, anche nelle intenzioni, si dimostra più guerrafondaio di quanto si possa credere. Nonostante siano state ritirate le truppe dall’Iraq, non si è esitato a mandarne altre in Libano e da ultimo, come si diceva, D’Alema auspicava un intervento internazionale in Palestina. Ora i pacifinti non dicono nulla, neppure i buffoni-giullari-artisti impegnati che li guidavano.
Questa è la politica estera italiana, una politica estera mediocre, equidistante e antioccidentale, filo-araba e filo-castrista.
Nulla di nuovo negli ideali della sinistra. Solo chiacchiere e poca sostanza.
Snake
Qualche tempo fa avevo parlato delle potenzialità innovatrici di Sarkozy, che avrebbe costituito un esempio per la destra italiana. Ebbene, questa volta è possibile addirittura dire che il nuovo esecutivo francese fresco di nomina può essere un ottimo esempio per tutte le forze politiche italiane. Il primo segnale deciso e coraggioso di Sarkozy è stato quello di ridurre drasticamente il numero dei ministeri. Decisamente il contrario di ciò che ha fatto Romano Prodi, quest’ultimo ha preferito istituire nuovi ministeri per tante poltrone da assegnare e lottizzare alle frammentarie forze politiche che lo (si fa per dire) sostengono.
Il governo italiano sotto questo punto di vista ha battuto tutti i record della storia dell’Italia repubblicana. D’altronde ci siamo noi cittadini contribuenti che sborsiamo i soldi per le poltrone di ministri e sottosegretari.
La Francia in questo senso ha compiuto un enorme passo avanti. Sappiamo bene che in Francia lo Stato ha da sempre assunto una funzione molto importante in tutti i settori della vita pubblica. Si può quindi ben capire lo sforzo attuato da Sarkozy per ridurre la “stazza” dell’apparato amministrativo sin dal vertice. Cosa che la gente evidentemente apprezza, a fronte delle inconcludenti proposte della Royal che lasciavano adito a una crescita della macchina statale.
Ma vi sono altre due peculiarità riguardanti la squadra di governo di Sarkozy: il numero delle donne a capo dei dicasteri (7) e la vasta compagine politica sapientemente distribuita tra i vari ministeri.
L’Italia è anni luce da questo. Però la destra italiana può imparare molto dalla Francia. Ridurre la consistenza dell’apparato amministrativo è fondamentale per il contenimento della spesa pubblica. E’ necessario cioè concentrarsi nei settori chiave, eliminando i “rami secchi” della macchina burocratica.
Col governo Prodi c’è stato un netto arretramento sotto questo punto di vista. E tutto ciò si ripercuote sulle nostre tasche: più poltrone, più tasse.
L’unica speranza è che la destra italiana prenda come esempio quella francese, almeno per il futuro.
Snake










