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Tommaso Padoa SchioppaNon che senza la Corte dei conti sarebbe stato impossibile notarlo, ma la suprema magistratura contabile ha ufficializzato quello che ormai tanti italiani hanno capito: i conti pubblici vanno male e l’aumento delle risorse (leggi tesoretto) è dovuto solamento all’aumento della tassazione.
E’ un quadro assai impietoso ma reale quello dipinto dalla Corte dei conti. In sostanza il tesoretto è solo uno specchio per allodole, non rappresenta alcun surplus in termini di guadagni.
Ma l’analisi va ben oltre a questo dato di fatto. Il monito è preciso: troppa spesa pubblica. Una continuazione in tal senso sarebbe rischiosa e porterebbe al collasso.
D’altronde sappiamo tutti che la sinistra è geneticamente legata a doppio filo con la macchina statale: più stato e più sprechi verrebbe da dire.
L’aumento della spesa pubblica è sotto gli occhi di tutti ed è cominciata con cosiddetto “spacchettamento dei ministeri”, una indecente distribuzione a pioggia di poltrone tra ministri e sottosegretari.
Anche riguardo questa notizia la stampa nostrana, così ben allineata, ha dedicato poco spazio, in modo da insabbiare il tutto. Eppure si tratta di una notizia degna di grande importanza, perché mette a nudo il fallimento della politica economica dell’esecutivo.
Una politica di sole tasse atte derubare gli italiani per pagare le poltrone di ministri e dei sottosegretari si chiama semplicemente furto. E i pochi soldi che verranno spesi per i miseri aumenti delle pensioni (50 euro..) serviranno solamente a compensare in parte i soldi persi a causa dell’eccessiva tassazione.
Insomma, tra una goliardata veltroniana e l’altra, ci si dimentica dei fatti che realmente contano. Contano eccome. Sono stati ben contati dalla Corte dei conti. Più chiaro di così.

Snake

La sala del Consiglio dei MinistriCom’è noto, il Dpef deve essere approvato entro il 30 giugno di ogni anno. Sono giorni febbrili questi per il governo. Prodi dovrà sbrogliare una bella matassa e dovrà soprattutto mediare tra moderati e sinistra radicale.
Anche se è prevedibile che la sinistra radicale abbia la meglio, come è sempre successo. Emblematica del resto la “nota” della sinistra massimalista inviata a Padoa Schioppa qualche giorno fa, che sostanzialmente imponeva un cambiamento di rotta nella politica finanziaria.
Il tesoretto poi, diviene via via più striminzito. Tant’è che il ministro dell’economia ha parlato di seri problemi in proposito.
Insomma, tutta questa abbondanza strombazzata ai quattro venti non era poi tale.. E la torta si sa, più è piccola, più è difficile da spartire.
E tutti, come al solito a litigare. Lasciamo pure perdere il solito Mastella che per l’ennesima volta minaccia l’uscita dal governo salvo poi rettificare all’ultimo momento. Il discorso è un altro. Le scarse risorse rischiano di polverizzarsi in tanti canali.
Ovvio che il compromesso si troverà, ma come al solito sarà al ribasso. La situazione pare essersi sbloccata riguardo l’eliminazione dello scalone pensionistico e per l’aumento di alcune pensioni.
Resta da vedere se il “demiurgo” Prodi riesca a mettere ordine al caos scaturito dal Dpef di imminente approvazione.

Snake

EmblemaDa quanto appreso da diverse fonti, pare che il nuovo codice penale che il governo si accinge ad apprestare prevederà l’abolizione dell’ergastolo. Secondo tale proposta, la massima pena detentiva, espressa in anni, non dovrà superare i 38.
Ma non si sta esagerando? Indulti, porte aperte agli immigrati, pene sempre più leggere, permissivismo con le droghe..
Il governo sta a poco a poco smantellando quel minimo di sicurezza che è necessaria al vivere civile.
Abolire l’ergastolo e fissare a 38 anni il periodo massimo di carcerazione equivale, di fatto a condanne piuttosto blande.
Già oggi, con l’ergastolo, i criminali escono da dietro le sbarre dopo pochi anni, figuriamoci che succederebbe se dovesse passare questa riforma sciagurata, in una situazione, tra l’altro, in cui criminalità e terrorismo dilagano più che mai.
Se si continua così, tra qualche anno aboliranno pure il carcere..
Ironia a parte, si rischia di ridicolarizzare l’istituto stessa della condanna detentiva. Ogni criminale avrà la certezza che dopo alcun anni di prigione, potrà uscire presto, magari per tornare a delinquere.
Ma d’altronde sorge un’altra riflessione che in parte mitigherebbe gli effetti di questa futura riforma. Si tratta di una considerazione molto semplice e cioè che è tutto il sistema penale italiano ad essere annacquato. Occorrebbe una maggiore certezza della pena, esente dalle eccessive attenuanti in vigore, almeno per coloro i quali si macchiano dei delitti più efferati.
Invece molto spesso sono i “pesci piccoli” che ne fanno le spese, mentre invece gli assassini sono a piede libero dopo alcuni anni.
Per non parlare poi dell’indulto, vera cretinata bipartisan. Ma questa evidentemente è un’altra storia.
Meditate gente, meditate, poi non venite a lamentarvi che c’è troppa criminalità o che magari qualcuno ruba nelle vostre abitazioni.

Snake

Romano ProdiE’ davvero difficile tenere il conto delle contestazioni a questo governo: non viè categoria sociale o professionale immune da questi attacchi. L’ultimo dei quali è avvenuto in occasione dell’assemblea della Confesercenti a Roma. Non sono mancate le urla di “Buffone, buffone” rivolte a Romano Prodi.
Ma si sa, la contestazione non garba al premier. Ma neppure al resto dell’esecutivo, basti pensare alle reazioni stizzite del “moralmente superiore” D’Alema, che ora è pure infallibile, perché dice sempre che “non ha sbagliato”, bontà sua.
Non vi è ministro o personaggio dell’esecutivo che non abbia subito questo genere di proteste. Non si tratta allora di episodi isolati, si tratta dell’espressione del malcontento che aleggia nella sociatà italiana.
Ma coloro che hanno votato a sinistra dovrebbero per lo meno tacere: chi è causa del suo mal pianga se stesso, anche perché alla fin fine sono loro i primi ad essere insoddisfatti.
Prodi adotta la solita vecchia tattica da democristiano: non commenta, tace.
Ormai non vi sono punti di contatto tra governo e paese reale, la frittata è ormai avvenuta.

Snake

Tommaso Padoa SchioppaI membri dell’esecutivo litigano su tutto, si sa. Però stavolta c’è in ballo qualcosa di più “appetitoso”, cioè il famoso “tesoretto”. Dal momento in cui Padoa Schioppa ha fatto capire che questa somma di denaro pubblico  non verrà destinato completamente al risanamento del debito, è tutto un susseguirsi di voci.
Ogni ministro tira acqua al proprio mulino e il gioco di squadra (squadra di governo, per l’appunto) è inesistente.
E’ prevedibile che il tesoretto si disperderà in piccoli e molteplici rivoli dai ministeri alle direzioni generali, per alimentare la mostruosa macchina statale che col governo Prodi è diventata elefantiaca.
E pensate, è tutto denaro pubblico, cioè denaro nostro, racimolato (o forse sarebbe meglio dire “depredato”) dalle nostre tasche.
Assistiamo dunque  a questa spartizione, d’altronde si sa, quando la torta è bella grande, può esserci una fetta per tutti.

Snake