La sala del Consiglio dei MinistriCom’è noto, il Dpef deve essere approvato entro il 30 giugno di ogni anno. Sono giorni febbrili questi per il governo. Prodi dovrà sbrogliare una bella matassa e dovrà soprattutto mediare tra moderati e sinistra radicale.
Anche se è prevedibile che la sinistra radicale abbia la meglio, come è sempre successo. Emblematica del resto la “nota” della sinistra massimalista inviata a Padoa Schioppa qualche giorno fa, che sostanzialmente imponeva un cambiamento di rotta nella politica finanziaria.
Il tesoretto poi, diviene via via più striminzito. Tant’è che il ministro dell’economia ha parlato di seri problemi in proposito.
Insomma, tutta questa abbondanza strombazzata ai quattro venti non era poi tale.. E la torta si sa, più è piccola, più è difficile da spartire.
E tutti, come al solito a litigare. Lasciamo pure perdere il solito Mastella che per l’ennesima volta minaccia l’uscita dal governo salvo poi rettificare all’ultimo momento. Il discorso è un altro. Le scarse risorse rischiano di polverizzarsi in tanti canali.
Ovvio che il compromesso si troverà, ma come al solito sarà al ribasso. La situazione pare essersi sbloccata riguardo l’eliminazione dello scalone pensionistico e per l’aumento di alcune pensioni.
Resta da vedere se il “demiurgo” Prodi riesca a mettere ordine al caos scaturito dal Dpef di imminente approvazione.

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