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Oggi l’Italia è paralizzata. ha preso atto lo sciopero generale dei mezzi pubblici che ha messo in ginocchio il diritto alla libertà di movimento. Con tutte le gravi ripercussioni.
Ma è davvero così forte questa lobby dei sindacati, che praticamente ogni mese organizzano uno sciopero?
Lo è, eccome. E la prova l’abbiamo sotto gli occhi. Qualsiasi governo sia al potere, basta pochissimo per far proclamare loro uno sciopero.
Come quello dei taxisti per esempio. E’ giusto rivendicare i propri diritti, ma una paralisi totale del servizio pubblico, appare quantomai inopportuno. Ben venga quindi una precettazione da parte dei prefetti.
Lo sciopero selvaggio, nei settori dei pubblici servizi, oltre che essere vietato dalla legge, ha dei costi enormi per la collettività, costi maggiori rispetto al valore delle rivendicazioni poste in essere dagli scioperanti.
Appare chiaro che sia necessario far rispettare la legge sul diritto di sciopero. E’ così difficile? Si preferisce bloccare un intero Paese?
Non entriamo nel merito delle rivendicazioni. Ci limitiamo a ribadire che uno sciopero deve seguire determinati criteri, al fine di garantire i servizi essenziali. Chi sbaglia o non si attiene alle regole, deve essere precettato.
I sindacati conoscono bene la legge, ma predicano bene e razzolano male. La loro forza di ricatto e contrattazione travalicano le regole del gioco e in tal modo possono permettersi di organizzare scioperi su scioperi (tanto loro sono gli unici che non ci perdono, a differenza dei lavoratori e dei cittadini).
Un Paese, l’Italia, che funziona davvero male: si passa dai compromessi più assurdi che fossilizzano il sistema, a scontri muto contro muro, anch’essi paralizzanti.
Ma forse è una questione di mentalità e la mentalità per cambiare, oltre a richiedere molto tempo, necessita anche di una sana dose di forza di volontà.
Snake
Ancora una volta al governo c’è chi minaccia di non votare la fiducia. Sinceramente chi ci crede più? E’ sempre la solita solfa, minacce a destra e a manca per poi convergere tutti sul compromesso.
E così, a chi come Dini dice che questo governo è debole, noi diciamo di mettersi l’animo in pace: passerà la fiducia sia alla Camera che al Senato.
La nostra, di fiducia, è già passata da un pezzo.
Snake
Parte questa settimana una fase cruciale della politica italiana. Sembra ormai avviato il dialogo tra Cdl e Pd per le riforme urgenti. Tutti gli interlocutori si sono resi disponibili al confronto, consci dell’impasse in cui è avvolto il Paese.
E così Veltroni non ha perso tempo e già da oggi dovrebbe incontrare Gianfranco Fini.
A nostro parere non si tratta di accordi sottobanco stile prima repubblica. E’ evidente infatti che il governo Prodi è bloccato, a prescindere dalla sua durata in carica.
Appare quindi opportuna una definizione programmatica tra destra e sinistra, in vista delle future elezioni: a prescindere dal vincitore, un accordo di questo tipo potrebbe in ogni caso portare allo sblocco delle riforme: se entrambi gli schieramenti si trovano d’accordo sulle riforme necessarie al Paese, indipendentemente da chi sarà al governo, troveranno l’accordo necessario.
In tal modo non c’è il rischio che ogni nuovo governo in carica cancelli le riforme – per lo meno quelle più importanti – di quello precedente. Insomma, si è partiti da nuovi presupposti e con un nuovo spirito di collaborazione.
E’ evidente anche un’altra cosa: sia Cdl che Pd sanno bene che il governo Prodi è un morto che cammina e che può cadere in ogni istante: dietro l’ostentazione di appoggio al governo da parte di Veltroni, traspare nel lungo periodo la volontà di una nuova stagione politica.
Staremo a vedere, quindi, se questa settimana apporterà risvolti positivi per il futuro della politica italiana.
Snake
Come sempre è sufficiente che Silvio Berlusconi faccia qualcosa – qualsiasi cosa – per sollevare un polverone cospirazionista. E così anche la nascita del nuovo Partito del popolo delle libertà ha smosso mari e monti nel nome dell’antiberlusconismo.
A cominciare dai suoi alleati di centrodestra. L’invidia è una brutta cosa. Gianfranco Fini si dimostra riottoso e contraddittorio, sembra quasi che prenda le distanze dal progetto berlusconiano solo per spirito di contraddizione.
Come pure l’Udc, che forse si è montata la testa per un pugno di voti.
E poi ci sono gli avversari di sempre, la sinistra, che ha la sua ragion d’essere nell’antiberlusconismo, il loro vero e unico collante.
Ciliegina sulla torta, i radical chic di Repubblica, che disgustosamente, dall’alto dei loro scranni di giustizia e moralità, pubblicano – guarda caso – delle intercettazioni telefoniche tra dirigenti Rai e Mediaset al fine – non si sa mai – di incastrare il Cavaliere. Eh, sono dei gran furbastri i repubblicones.
Insomma, se lo scenario politico si è ridotto all’antiberlusconismo, siamo davvero alla frutta. Neppure lo stesso Berlusconi ormai ci fa più caso.
Così i nostri politici, magistrati e giornalisti, pagati da noi, si sollazzano a incastrare il Cavaliere, tralasciando le cosucce del tipo “governare il Paese”, “amministrare la giustizia” e “informare correttamente”.
Poveri noi.
Snake
Ormai sembra ufficiale il varo delle trattative tra Veltroni, Fini e Berlusconi. Appare infatti visibile all’orizzonte la possibilità di un accordo sulle riforme. Questo all’apparenza. In realtà le implicazioni possono essere ben maggiori.
Effettivamente negli ultimi tempi abbiamo assistito a grossi cambiamenti. Il Pd prima, il nuovo partito di Berlusconi poi, senza contare il nuovo raggruppamento al senato capeggiato da Dini.
Tutto questo, a conti fatti, non è un caso. Non è neppure un caso che Prodi metta già le mani avanti rifiutando, forse per paura, le grandi coalizioni.
E se il fine ultimo di queste grandi coalizioni (eventuali) non fosse proprio la caduta di Prodi, in modo da liquidarlo senza troppi complimenti?
E’ chiara ormai l’incapacità di Prodi di governare, non ha più il timone dell’esecutivo ed è in continua balìa delle opposte fazioni. Non è caduto, è vero, ma basta poco per farlo cadere. Evidentemente questo l’hanno capito anche Veltroni e altri esponenti della maggioranza.
Ed è anche chiara un’altra cosa: per velocizzare la caduta di Prodi – e questo lo sanno bene Berlusconi e Veltroni – è necessario il varo della nuova legge elettorale. Sarebbe da sprovveduti tornare al voto con questo sistema. Cruciale sarà quindi un accordo su questo tema che di fatto esautorerebbe Prodi. Meglio ancora se si arrivasse al referendum.
Del resto, lo stesso Napolitano ha messo in chiaro che non si può tornare alle urne senza un cambiamento nel sistema elettorale.
Allora ben venga questo accerchiamento di Prodi: non è caduto dall’interno, allora è possibile che cada dall’esterno.
Snake










