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Walter VeltroniOrmai, dopo alcuni giorni dalla caduta del governo Prodi, sono divenuti più nitidi i profili che i vari partiti intendono adottare. Senza dubbio la posizione più ambigua e sospetta appare quella sostenuta dal leader Pd Walter Veltroni.
Veltroni propone infatti un governo di larghe intese e il voto tra un anno. Secondo lui, in tal modo, si potrebbero fare le riforme necessarie al Paese.
In realtà questa linea politica cela altri intenti. Veltroni sa bene che andando alle elezioni ad aprile il neonato Pd non otterrebbe alcuna vittoria schiacciante, poiché sull’onda del malcontento alimentata dall’ex governo Prodi, gli elettori ci penseranno bene prima di accordare nuovamente il loro voto a esponenti di quella stessa classe politica.
Ed è anche chiaro che Veltroni puntava a lanciare un Pd capace di raccogliere l’eredità del governo in carica alla scadenza naturale del mandato.
Oggi questo sogno veltroniano è in frantumi. Elezioni ad aprile significherebbero una bruciante sconfitta del Pd, un tracollo che vanificherebbe gli sforzi fatti finora.
Ci sono in ballo poltrone e accordi coi “poteri forti”. Per questo motivo Veltroni temporeggia e auspica le larghe intese.
Bisognerà capire cosa farà Napolitano. Ormai è lui l’ago della bilancia e la soluzione alla crisi sarà per lui una vera patata bollente.

Snake

EmblemaE’ finita. L’incubo durato quasi due anni è terminato. Addio al peggior governo della storia repubblicana. Romano Prodi, vero relitto politico, è caduto miseramente al senato.
Ha sperato fino all’ultimo in un colpo di scena, in eventuali ripensamenti di alcuni senatori, ha creduto fino all’ultimo al suo proverbiale “fattore c”. Ma stavolta è andata male. Una caduta rovinosa, come quella del 1996.
Un governo che ci ha lasciato più tasse, meno credibilità all’estero, immigrazione clandestina, criminalità aumento dei prezzi.
Una coalizione, la sua, segnata da profonde divisioni, da una frammentazione ideologica estrema. Oltre 100 tra ministri, viceministri e sottosegretari, alla faccia del contenimento della spesa pubblica.
E’ la fine di un incidente di percorso durato troppo tempo.
Un governo nato male, con una maggioranza risicata, tenuta in piedi dai senatori a vita, paralizzato dai compromessi al ribasso.
Con un malcontento popolare alle stelle, da parte anche dei suoi pentiti sostenitori.
Addio Prodi, non ti rimpiangiamo, possiamo solo cercare di dimenticare questa triste parentesi.

Snake

EmblemaRomano Prodi ha deciso di giocarsi il tutto e per tutto e pur di tenersi attaccato al potere, gioca la carta del parlamento. Portando la crisi in aula infatti, spera di ottenere ripensamenti e colpi di scena.
Il discorso di oggi è stato senz’altro patetico, semplicemente perché parlava di una realtà inesistente. A detta di tale monologo, l’Italia oggi sarebbe un paradiso in terra, rimesso in moto economicamente, privo di criminalità, più credibile all’estero, con meno tasse e con i cittadini felici.
Forse il premier tenta di far cambiare idea a Mastella, giocando sul fatto che quest’ultimo è un grande opportunista. Ma pare che stavolta il leader dell’Udeur non voglia tornare sui suoi passi. Appare evidente che ciò sarebbe in palese contrasto con quanto affermato nei giorni scorsi.
Domani il voto di fiducia. Saranno senz’altro ore di agonia per l’esecutivo, che disperatamente arranca per non affondare. Ma francamente solo Prodi, che vive su un altro pianeta, spera cinicamente in un appoggio. Stavolta però la retorica difficilmente riuscirà a convincere i riottosi della maggioranza.
Ci auguriamo che le cose vadano come devono andare: nessuna fiducia, dimissioni di Prodi, scioglimento delle camere e nuove elezioni. Basta sotterfugi e scappatoie. Un governo non può restare in carica se non ha una maggioranza politica.
E attualmente la maggioranza non c’è.
Speriamo di vedere presto scritta la parola fine.

Snake

Questa volta è vera crisi. Si sapeva che il governo non sarebbe durato a lungo, pur tra tanti segnali che potevano farci pensare diversamente.
Ora basta, il governo è durato anche troppo. Addio al peggior governo della storia repubblicana. Era ora.

Snake

Romano ProdiOrmai solo Prodi si ostina a credere che questo governo possa durare a lungo. E’ durato anche troppo, osiamo dire. Questa settimana sarà davvero decisiva e se non verrà trovato l’ennesimo compromesso per salvare capra e cavolo, Prodi dovrà dire addio alla poltrone appiccicata al suo fondoschiena.
E’ evidente che la frattura nella sua coalizione appaia insanabile. Di Pietro e Mastella sono ormai come il diavolo e l’acqua santa. Due opposte visioni del mondo. Tanto basta per non far votare a Di Pietro la mozione pro Mastella.
Mercoledì poi ci sarà la mozione di sfiducia contro Pecoraro Scanio che  a quanto pare appare prossimo a essere sfiduciato. Certo, di per sé i 2 fatti non possono determinare ope legis la caduta del governo, ma se Udeur e Idv ritireranno il loro appoggio al senato, ben poco resta da fare se non rassegnare le dimissioni.
Ci auguriamo che Napolitano non respinga le eventuali dimissioni di Prodi come fece quasi un anno fa.
E’ necessario mettere in conto anche la diatriba sulla legge elettorale, con il referendum che proprio non va giù all’estrema sinistra.
Un tale esecutivo scontenta non solo la destra, ma anche la sinistra, poiché ne danneggia la stessa immagine. Credo sia giusto anche nei confronti degli elettori di sinistra voltare pagina e trovare una soluzione alternativa a Prodi.
Insomma, si tratterà di una settimana cruciale e a meno che non intervenga il ben noto “fattore C” di Prodi, sarà davvero difficile restare a galla.

Snake