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Silvio Berlusconi ha presentato oggi il suo programma politico. Sette missioni da compiere. Proposte concrete, che toccano la realtà immediata del Paese che ormai sta andando a rotoli.
Largamente trattati i temi economici e di finanza pubblica. Abbassamento della pressione fiscale al di sotto del 40% del Pil, aumento del potere d’acquisto dei salari, in primis con la detassazione di tredicesime e straordinari e rilancio dell’energia atomica.
A differenza del Pd, il PdL cercherà di restituire valore ai salari non con aumenti ed elargizioni (in linea di massima almeno), bensì detassando, in modo tale da non aumentare ancora la spesa pubblica.
Gli incrementi e gli incentivi saranno effettivamente legati all’aumento di produttività, secondo criteri maggiormente meritocratici (anche se questa parola, usata in Italia, è davvero una parola grossa) e senza fondi perduti o a pioggia.
Da non dimenticare è anche l’abolizione dell’Ici, imposta certamente assai gravosa sulle tasche degli Italiani, a fronte di servizi e reimpieghi scadenti da parte degli enti locali.
Altro punto fondamentale è quello relativo all’immigrazione clandestina, vera piaga accentuata dalle politiche di centrosinistra, soprattutto dopo la volontà di abolire la Bossi-Fini. L’esigenza di sicurezza è avvertita da tutti e su questo fronte occorre essere inflessibili e mettere nelle condizioni di agire al meglio le nostre forze dell’ordine, troppo spesso mortificate o private di mezzi.
Rilevanti sono inoltre i piani per l’edilizia agevolata a favore delle giovani coppie, considerando la difficoltà odierna a comprare case o a contrarre mutui.
Questi sono ovviamente solo alcuni dei punti del programma del PdL.
Solo alcuni esempi, questi, che possono far capire al lettore l’orientamento politico che assumerà il PdL una volta al governo.
Non si tratta, in ogni caso, di un programma di 280 pagine come quello di Romano Prodi nel 2006, ma di sole 12 pagine, diretto e immediato, senza inutili ghirigori. Fatti e non parole.
Tant’è che anche il Pd ha scelto questa linea “snella” e di questo, al di là delle distanze ideologiche, bisogna prenderne atto. E’ positivo infatti che anche Veltroni abbia imboccato questa strada, che è poi una strada di chiarezza e di semplicità nei confronti dell’elettorato, di qualsivoglia parte politica.
Segno forse, che alcune cose stanno cambiando in Italia, dall’una e dall’altra parte.
Snake
A quanto pare il programma del centrodestra è così appetibile da essere stato copiato dal Pd. Non si spiega altrimenti il “nuovo” programma del Pd. Persino la snellezza dello stesso (12 punti) in qualche modo richiama alla mente i 10 punti di Berlusconi della sua ultima legislatura.
Dunque non solo contenuti, ma anche struttura. Evidentemente anche a sinistra ci si è resi conto (meglio tardi che mai) che 250 pagine di programma sono solo chiacchiere.
E che dire dei contenuti? Troviamo il taglio delle tasse (Berlusconi docet), rivalutazione dei salari (idem come sopra), la sicurezza, maggiore libertà economica, ambiente ecc.
Peccato che tutto ciò sia già stato proposto dal centrodestra. Ma è bizzarro credere per esempio a un taglio delle tasse, ben sapendo che la nomenklatura del Pd è costituita da prodiani spesso ancora al governo. Proprio quei prodiani che hanno tolto agli Italiani (che fine ha fatto il tesoretto?) per aumentare la spesa pubblica. Con i salari fermi, proprio quei salari tanto cari alla sinistra “paladina dei lavoratori”.
Per non parlare della sicurezza. La sinistra ha sempre avversato politiche di sicurezza di rigore e severità, privilegiando un approccio “morbido” e permissivo, con un occhio di riguardo agli immigrati anche senza contratto di lavoro o permesso di soggiorno.
Insomma, il caro Veltroni vuole fare il Berlusconi. Tu vo’ fa il Berlusconiano.
Ma chissà se poi gli scontenti del governo Prodi crederanno a tutto ciò, visti i danni del precedente governo. Veltroni è molto bravo con le parole, ma queste ultime non bastano a cambiare i fatti e soprattutto le ideologie strutturali alla sinistra italiana. Magari esiste la buona volontà e non possiamo escludere che lo stesso Veltroni abbia davvero in mente una sinistra socialdemocratica più moderna, ma visti i precedenti e vista la composizione del Pd, pare assai difficile crederci.
Snake
Sembra quasi di rivedere il copione di una vecchia storia. Sì, perché i centristi, dall’Udc all’Udeur, passando per la Rosa bianca, pare vogliano correre per un non ben precisato “centro”, pur restando formalmente apparentati con i 2 maggiori schieramenti.
Mi viene, per l’appunto, in mente la scena che balzava agli occhi dopo la disgregazione della Democrazia cristiana agli inizi degli anni novanta. A parte le varie “confluenze” nei due schieramenti, si era formato un “centro” formato da diverse sigle politiche, tutte derivate dalla vecchia Balena bianca. Un centro che grazie al nuovo sistema elettorale (di allora), non fece certo faville, ma si dissolse.
Eppure, nonostante tutto, queste tentazioni neocentriste riafforano ancora oggi. Certo, il sistema elettorale attuale può favorire una simile manovra, ma sono convinto che non esistano i numeri per parlare di un futuro centro. Meno male che è così, aggiungiamo.
Un centro del genere non credo che possa essere utile alla situazione politica attuale. E’ infatti chiaro che la gente vuole operare una scelta netta, vuole governi stabili con linee politiche precise. Un centro pronto ad allearsi con lo schieramento di turno puzza tanto di prima repubblica, di compromessi, di poltrone, di vecchia politica.
Intendiamoci, difetti ancora oggi presenti, ma per lo meno, attenuati rispetto al passato.
Allora è meglio che questo progetto si areni naturalmente sulle secche della nostalgia di chi ancora non si è arreso al cambiamento dei tempi (politici).
I cambiamenti di cui abbiamo bisogno sono ben altri e non certo di natura “restauratrice”. Ma chissà, può darsi che i centristi ci ripensino. Non si può mai sapere.
Snake
A causa di una trasferta fuori sede, sospendiamo per alcuni giorni la pubblicazione dei post.
Ci sentiamo venerdì 22 febbraio.
A presto!
Snake
Esattamente a 2 anni di distanza, il Corriere della sera, pardon, della sinistra, ci riprova. E come sempre scende in campo il direttore Paolo Mieli con un lungo editoriale, che questa volta sosterrà Walter Veltroni e il Pd.
Dopo aver tracciato un excursus storico della sinistra italiana, Mieli non esita a definire “provvidenziale” la costrizione del Pd di correre da solo.
Ma c’è di più. Tra le righe è possibile scorgere il vero pensiero di Mieli. Per il direttore, il Pd sarebbe qualcosa di davvero nuovo, qualcosa che rompe col passato, l’erede del riformismo della Sinistra storica e del Socialismo non ancora contaminato dal comunismo.
Tutte chiacchiere. Sappiamo tutti che il Pd raccoglie gli ex Ds e la ex Margherita, ovvero ex comunisti (che tanto ex non sono..) e cattocomunisti.
Lo stesso Veltroni non è un “uomo nuovo” della politica, avendo un corposo background comunista.
Mieli parla, a proposito del Pd, di una politica potente, capace di dare frutti al più presto. Questo al di là del risultato elettorale.
Non neghiamo le buone intenzioni e i tentativi del Pd di voltare pagina politica, ma le parole di Mieli sono fin troppo “smielate”. D’altronde però è comprensibile, vista la virata a sinistra che il maggior quotidiano nazionale ha compiuto da qualche anno.
Mieli rivendica la portata storica del Pd di aver rotto con la sinistra massimalista. Ma siamo davvero sicuri che sia così? Lo stesso Veltroni ha lasciato aperte le porte alla sinistra estrema. E’ vera rottura questa?
Forse è la solita rottura di scatole di un giornale che ormai ha sacrificato da tempo la sua indipendenza per servire una certa parte politica.
Snake










