EmblemaIn questa intensa campagna elettorale, gli occhi degli elettori sono principalmente puntati sui grandi partiti, cioè PdL  e Pd. Ma dove vanno e a cosa mirano gli altri partiti “minori”?
Tra le tante belle parole e distinguo, in realtà il fine è sempre lo stesso: una piccola fetta di voti tali da garantire la loro sopravvivenza politica smarcandosi al contempo dai due “titani”. Si badi bene, stiamo parlando di quei partiti che si propongono come alternativa ai due maggiori e che rifiutano una qualche affiliazione con essi.
Ovvio che anche i partitini che si affiliano ai due più grandi mirano ad ottenere la salvezza.
Ma questi ultimi operano con una strategia più intelligente, anche se più spregiudicata. Sanno bene che l’unico modo per poter ottenere qualcosa è rappresentato dall’apparentamento coi più grandi. Se corrono da soli, che possibilità avranno di salvarsi politicamente?
E’ vero, partiti come la Sinistra arcobaleno o l’Unione di centro di certo non scompariranno, ma verranno di sicuro ridimensionati. Questi puntano i piedi e alzano la voce, tipico di chi vuole farsi notare.
E’ una campagna elettorale piuttosto bizzarra questa, che si alterna tra strategie tipiche della prima repubblica a slanci innovativi.
Vecchio e nuovo si incrociano e rendono intricato il panorama.
Ma tra tutto questo guazzabuglio, i partitini sanno bene che probabilmente questa sarà la loro ultima occasione, o meglio, il loro ultimo banco di prova, perché è assai probabile che chiunque vincerà le prossime elezioni, metterà mano alla legge elettorale, riformandola in senso maggioritario, il che accentuerebbe il bipolarismo.
Staremo a vedere chi sopravviverà in questa lotta senza esclusioni di colpi.

Snake