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Come volevasi dimostrare, il Pd è già spaccato. O meglio, il “nuovo Pd”. Già perché a detta di Franceschini, tutto sarebbe cambiato. Invece la volpe perde il pelo ma non il vizio. Avevamo già parlato del remake del Pd: solo un’operazione superficiale, che nella sostanza ricalcava le idee veltroniane.
Tanto clamore: giuramento di Franceschini di fedeltà alla Costituzione nelle mani del padre partigiano, buoni propositi. E invece le divisioni sono acuite.
Una bella patata bollente si direbbe.
Come conciliare dunque i Teodem con i laicisti del Pd? Si direbbe che il cattocomunismo vecchio stampo si stia incrinando. Questo denota una difficilissima convivenza di diverse “anime” dentro il Pd.
Del resto l’eccessiva eterogeneità porta a inevitabili scissioni. E’ solo questione di tempo.
Un po’ come la vecchia solfa, in ambito sentimentale, che gli opposti si attraggono: può funzionare all’inizio a causa della reciproca curiosità, però nel lungo periodo ciò porta a contrasti insanabili. Perché statisticamente parlando (e chi ha un minimo di dimestichezza con questa disciplina può confermarlo), non sono gli opposti che si attraggono, bensì coloro che risultano affini. E infatti gli affini, dopo un periodo idilliaco, possono pure separarsi, ma inevitabilmente, col passare del tempo, tornano insieme. Scusate la digressione, che però rende bene l’idea, corroborata dalla statistica descrittiva (altro sarebbe la statistica inferenziale, sulla quale ci sarebbe molto da dire – il sottoscritto non è uno statistico tanto per chiarire).
Se le posizioni del Pd rimangono le stesse, cioè caratterizzate da una netta divisione ideologica, è difficile intravedere una via d’uscita diversa dalla scissione o dall’epurazione.
La fretta è cattiva consigliera. Non sarebbe stato meglio prendere più tempo, organizzare primarie, rivedere le basi del partito? Noi crediamo che questa “fretta” sia stata dettata (e qui purtroppo non risparmiamo né destra né sinistra, perché è un male di tutti i politici) dall’agenda elettorale in vista delle europee.
A questo punto l’ultimo treno passerà in autunno. Solo allora il Pd potrà davvero cogliere l’ultima sua opportunità.
Ce lo auguriamo. Me lo auguro io come elettore di centrodestra, perché l’idea di un grande partito di opposizione quale potrebbe essere il Pd, giova a tutti, giova al Paese. Però è necessario un vero rinnovamento.
Concludo quindi, senza alcuna ironia, ma col massimo rispetto, dicendo che auguro che il Pd possa davvero cogliere la grande opportunità di ottobre. Pena l’impoverimento della vita politica del Paese.
Snake
Ci mancava la trovata del giuramento sulla Costituzione per dare un colpo di scena al Pd.
Così Dario Franceschini è divenuto il nuovo segretario del partito. E lui è stato il vice di Veltroni. Come dire, hanno eletto un altro Veltroni. Il Pd rimane sempre sulla vecchia linea. E chi sarebbero i candidati alle primarie di ottobre? Sempre i soliti vecchi leader: come per esempio Bersani e D’Alema. Ma allora dove sono le novità in questo partito dilaniato al suo interno, senza idee?
Ormai alla favoletta che vorrebbe il Pd sulla falsariga dei Democratici statunitensi non crede più nessuno, neppure loro stessi. Ma c’è di più. Riproponendo vecchi leader e ideologie ormai obsolete, il Pd non ha futuro. Non c’è riuscito Veltroni, pur con tutta la sua buona volontà. E non ci riusciranno le stesse persone che gli sono stati vicini. I suoi fratelli coltelli se vogliamo.
Non è tutto. Con Franceschini ha preso nuova linfa l’antiberlusconismo, la demonizzazione dell’avversario. Così riprende piede una politica becera e inconcludente. Forse Franceschini si è lasciato incantare dalle sirene del dipietrismo. Ma come abbiamo detto più volte, l’antiberlusconismo alla lunga non paga. Anzi, forse sarà un vantaggio per la destra.
Il Pd sta perdendo una grossa occasione di rinnovamento. E’ vero, spesso è la prima impressione quella che conta, per cui a causa di Veltroni è stato sprecato un grosso potenziale. Ma si potrebbe ancora rimediare. Ma per fare questo servono persone capaci e motivate. Non certo le stesse persone che hanno portato alla disfatta il partito.
Snake
Nonostante la buona volontà, Veltroni ha fallito. Ed è un male tipico della sinistra: tante chiacchiere, tanti sogni, ma fatti zero. Tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare. Sarà pure romantico e affascinante credere in forti ideali, ma il realismo è l’unica via sicura.
E così Veltroni, che credeva di essere una sorta di Obama nostrano (cosa a dir poco grottesca), ha sbattuto il muso contro la dura realtà, come sempre accade quando si vola troppo in alto.
Si era parlato di un Pd innovativo, progressista, sul modello dei democratici americani, ma in realtà non è stato altro che un’amalgama di vecchi parrucconi dei Ds e della Margherita. Insomma, i famosi cattocomunisti.
Veltroni ci ha provato e ha affossato il partito.
Per il Pd le sue dimissioni sono una buona opportunità per cambiare. Per trovare nuovi slanci. Ma dubitiamo che ciò possa accadere.
Il Pd era nuovo solo esteriormente: al suo interno è rimasto vecchio.
E la gente lo ha capito. Poi certo, c’è chi si ostina a difenderlo aggrappandosi all’antiberlusconismo più becero. Lasciamoli blaterare. I fatti contano più delle parole. Loro non sono superiori neppure moralmente visti gli ultimi scandali.
Come dice il proverbio, ognuno raccoglierà ciò che ha seminato. Ora il Pd ha un magro raccolto.
Snake
Abbiamo taciuto volutamente in questi ultimi giorni, dopo i tanti insulti ricevuti.
D’altronde cosa sanno fare meglio i sinistroidi? Insultare e demonizzare l’avversario. Sono come donnette isteriche che per sviare l’attenzione dai loro problemi passano all’attacco insulso.
Sta di fatto che Renato Soru ha perso sonoramente. Ha speso la campagna elettorale a parlare male di Berlusconi, mentre Cappellacci ha parlato dei problemi della Sardegna.
La gente ha scelto. E sono felice che i Sardi abbiano saputo voltare pagina.
E tutto questo si ripercuote sul Pd. Walter Veltroni ha rassegnato le sue dimissioni. E ora il Pd è allo sfascio, allo sbando. Ha toccato il fondo.
Bene hanno fatto politici intelligenti come D’Alema a tenere le distanze da certi atteggiamenti. Il venditore di fumo Veltroni ha solo cianciato di sogni durante la segreteria del Pd. Ha solo blaterato. Ma la gente vuole fatti.
La sinistra che paventava Veltroni, progressista, sul modello delle socialdemocrazie europee o addirittura dei Democratici americani, è stata solo a parole. Il Pd è un’accozzaglia di Ds e Margherita.
La Sardegna si è liberata di un peso. Certamente i danni fatti da Soru saranno difficili da sanare, ma non tutto è perduto.
L’isola ora può riaprirsi al mondo. Soru aveva quasi scacciato i turisti, frenato l’economia. L’ex governatore ha dato una mazzata alla Sardegna.
Anche le tanto decantate infrastrutture sono state un buco nell’acqua. Non è bastato un mandato di 5 anni per raddoppiare l’intera rete ferroviaria, oppure per completare l’ammodernamento delle reti stradali più importanti.
Il Pd è al capolinea. O cambia o è spacciato.
Snake
Rispolvero un vecchio slogan che oggi è quanto mai attuale.
Cosa ha fatto questo ottuso e opportunista gentleman sardo per la nostra amata Sardegna?
Un tubo. Legge salvacosta: non si può costruire a meno di 2 kilometri dalla costa. Bello sviluppo per il turismo sardo. Allora che facciamo? Cancelliamo per esempio la Costa smeralda? Cancelliamo la villa di Soru nella costa orientale della Sardegna?
E che dire della tassa sul lusso? Sapete quanto ha perso la Sardegna in termini economici? Non potete immaginarlo.
E i furbi, ovvero coloro che portano soldi nella nostra isola, scappano e se ne guardano bene dal tornare.
Insomma, Soru ha portato la Sardegna sull’orlo del baratro.
E a chi ha la memoria corta, ricordo anche una manovra molto ma molto losca. Poco prima della sua candidatura, il buon Soru, attraverso Tiscali, mise appunto una tariffa speciale per i sardi. Chi si abbonava pagava meno. Bella mossa elettorale. Pensate anche che suo fratello è a capo delle Crocchias, azienda di patatine che si professano sarde, ma che in realtà, per sua stessa ammissione, utilizza patate tedesche e cmq dal’estero.
Ora il furbetto si ricandida. Potrei dire di più, ma non mi interessa. Perché credo che i Sardi siano abbastanza intelligenti per capire. Cappellacci è un uomo serio, molto più in gamba di Soru.
I Sardi sapranno giudicare. Certo è che se vincesse di nuovo Soru, ragazzi miei, io scappo dalla mia amata isola.
Snake










