Ci mancava la trovata del giuramento sulla Costituzione per dare un colpo di scena al Pd.
Così Dario Franceschini è divenuto il nuovo segretario del partito. E lui è stato il vice di Veltroni. Come dire, hanno eletto un altro Veltroni. Il Pd rimane sempre sulla vecchia linea. E chi sarebbero i candidati alle primarie di ottobre? Sempre i soliti vecchi leader: come per esempio Bersani e D’Alema. Ma allora dove sono le novità in questo partito dilaniato al suo interno, senza idee?
Ormai alla favoletta che vorrebbe il Pd sulla falsariga dei Democratici statunitensi non crede più nessuno, neppure loro stessi. Ma c’è di più. Riproponendo vecchi leader e ideologie ormai obsolete, il Pd non ha futuro. Non c’è riuscito Veltroni, pur con tutta la sua buona volontà. E non ci riusciranno le stesse persone che gli sono stati vicini. I suoi fratelli coltelli se vogliamo.
Non è tutto. Con Franceschini ha preso nuova linfa l’antiberlusconismo, la demonizzazione dell’avversario. Così riprende piede una politica becera e inconcludente. Forse Franceschini si è lasciato incantare dalle sirene del dipietrismo. Ma come abbiamo detto più volte, l’antiberlusconismo alla lunga non paga. Anzi, forse sarà un vantaggio per la destra.
Il Pd sta perdendo una grossa occasione di rinnovamento. E’ vero, spesso è la prima impressione quella che conta, per cui a causa di Veltroni è stato sprecato un grosso potenziale. Ma si potrebbe ancora rimediare. Ma per fare questo servono persone capaci e motivate. Non certo le stesse persone che hanno portato alla disfatta il partito.

Snake