Dietro raccomandazione dell’Unione europea, anche in Italia si rende necessaria una riforma delle pensioni. In questi giorni si è discusso parecchio sull’innalzamento dell’età pensionabile per le donne. Pare quasi un tabù. Le posizioni sono molto variegate e non si riesce a comprendere bene quale sia la corrente di pensiero dominante. C’è chi, come la Cgil, per puro spirito di contrapposizione ideologica al governo, rifiuta in toto la misura. C’è chi, come il Pd, che ha una posizione sfumata, c’è chi, come la Lega nord, che propone un innalzamento dell’età pensionabile per le donne a loro discrezione: se vogliono possono lavorare fino a 65 anni, altrimenti posso andare in pensione a 60 anni.
Suscita qualche perplessità la lentezza con cui tale riforma pare voler essere attuata dal governo. Tanti “scalini” che porteranno a pieno regime la riforma tra qualche anno.
Si sa che in Italia i cambiamenti bruschi sono sempre mal tollerati, specie tra i “poteri forti”, con i quali qualsiasi governo ha sempre dovuto fare i conti e che hanno spesso bloccato qualsiasi incisiva riforma nel Paese.
Però a questo punto sarebbe stata auspicabile una scelta più drastica: o accogliere la proposta della Lega, che tutto sommato appare condivisibile, oppure portare subito a regime la proposta del governo.
In alternativa sarebbe possibile rendere facoltativa per i prossimi 3 anni l’età pensionabile a 65 anni delle donne e passati i 3 anni, sulla base dei dati raccolti, decidere.
Tuttavia c’è ancora spazio per il dibattito, sarà quindi necessario attenere gli sviluppi.

Snake