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We’ll never forget.

Snake & Spider

Massimo D'AlemaMassimo D’Alema, dall’alto della sua spocchia e “superiorità morale”, continua a dare lezioni di scortesia istituzionale. L’ultima sua affermazione a commento di una richiesta da parte dell’amministrazione americana a che gli alleati si assumessero le proprie responsabilità, è come al solito il frutto di un antiamericanismo mai sopito.
Dalle parole di D’Alema è chiara la volontà di distaccarsi il più possibile dagli alleati occidentali. E’ vero, il governo italiano risponde solo al parlamento, ci mancherebbe, ma la richiesta americana non era certo da interpretare come un ordine o un comando. Si tratta di serietà e coerenza. Se ci si assumono incarichi internazionali con degli alleati, non si può non tenere conto dell’essenza stessa dell’alleanza. Non mi pare poi che l’Italia sia poi così succube degli Usa.
Ma il dato di fatto è un altro. E’ l’intera politica estera che ha preso una certa piega. Ci si sta spostando sempre più sull’asse filo-arabo, con pericolose derive di “appoggio implicito” a gruppi come Hezbollah. Tra l’altro recentemente D’Alema ha pure proposto l’invio di truppe internazionali in Palestina, magari per bombardare meglio Israele o per dar manforte agli uomini bomba.
Si è tornati alla solita vecchia politica estera italiana, quella cosiddetta dell’equidistanza. C’è sempre il solito pregiudizio antiamericano, cosicché qualsiasi atto di amicizia verso gli Usa viene visto dalla sinistra come una minaccia per l’Italia e un asservimento ai voleri americani.
Si tratta invece di essere responsabili fino in fondo, di mantenere gli impegni presi.
Questo governo poi, anche nelle intenzioni, si dimostra più guerrafondaio di quanto si possa credere. Nonostante siano state ritirate le truppe dall’Iraq, non si è esitato a mandarne altre in Libano e da ultimo, come si diceva, D’Alema auspicava un intervento internazionale in Palestina. Ora i pacifinti non dicono nulla, neppure i buffoni-giullari-artisti impegnati che li guidavano.
Questa è la politica estera italiana, una politica estera mediocre, equidistante e antioccidentale, filo-araba e filo-castrista.
Nulla di nuovo negli ideali della sinistra. Solo chiacchiere e poca sostanza.

Snake

Nicholas SarkozyQualche tempo fa avevo parlato delle potenzialità innovatrici di Sarkozy, che avrebbe costituito un esempio per la destra italiana. Ebbene, questa volta è possibile addirittura dire che il nuovo esecutivo francese fresco di nomina può essere un ottimo esempio per tutte le forze politiche italiane. Il primo segnale deciso e coraggioso di Sarkozy è stato quello di ridurre drasticamente il numero dei ministeri. Decisamente il contrario di ciò che ha fatto Romano Prodi, quest’ultimo ha preferito istituire nuovi ministeri per tante poltrone da assegnare e lottizzare alle frammentarie forze politiche che lo (si fa per dire) sostengono.
Il governo italiano sotto questo punto di vista ha battuto tutti i record della storia dell’Italia repubblicana. D’altronde ci siamo noi cittadini contribuenti che sborsiamo i soldi per le poltrone di ministri e sottosegretari.
La Francia in questo senso ha compiuto un enorme passo avanti. Sappiamo bene che in Francia lo Stato ha da sempre assunto una funzione molto importante in tutti i settori della vita pubblica. Si può quindi ben capire lo sforzo attuato da Sarkozy per ridurre la “stazza” dell’apparato amministrativo sin dal vertice. Cosa che la gente evidentemente apprezza, a fronte delle inconcludenti proposte della Royal che lasciavano adito a una crescita della macchina statale.
Ma vi sono altre due peculiarità riguardanti la squadra di governo di Sarkozy: il numero delle donne a capo dei dicasteri (7) e la vasta compagine politica sapientemente distribuita tra i vari ministeri.
L’Italia è anni luce da questo. Però la destra italiana può imparare molto dalla Francia. Ridurre la consistenza dell’apparato amministrativo è fondamentale per il contenimento della spesa pubblica. E’ necessario cioè concentrarsi nei settori chiave, eliminando i “rami secchi” della macchina burocratica.
Col governo Prodi c’è stato un netto arretramento sotto questo punto di vista. E tutto ciò si ripercuote sulle nostre tasche: più poltrone, più tasse.
L’unica speranza è che la destra italiana prenda come esempio quella francese, almeno per il futuro.

Snake

Una veduta di CasablancaSolitamente l’Africa mediterranea viene considerata una sorta di isola tranquilla nel panorama degli stati a prevalenza musulmana. Effettivamente, nonostante siano sempre presenti cellule fondamentaliste, queste sono in ogni caso tenute a bada. Tuttavia in questi ultimi tempi si stanno aprendo nuovi sconcertanti scenari. In questi giorni abbiamo assistito a una vera e propria escalation del terrore, sia in Marocco che in Algeria.
L’impronta di Al Qaeda del resto è ben evidente. Si può cioè scorgere il tentativo di destabilizzazione di un’area relativamente tranquilla. Un’area, quella del Maghreb, che è solita ospitare numerosi turisti europei e che dal turismo trae una delle sue principali fonti di sostentamento. Pareva che solo l’Egitto potesse essere considerata un’eccezione. In Egitto infatti è in corso da diversi anni un’accanita opera di terrorismo a danno delle strutture turistiche al fine di destabilizzare lo stato e colpire i turisti occidentali. Ora effettivamente nessun paese può essere considerato potenzialmente differente dall’Egitto. Persino la tranquilla Tunisia potrebbe essere un bersaglio facile, nonostante il ferreo controllo poliziesco dello stato. 
Che fare dunque? Non è possibile per il momento azzardare ipotesi. Certo è che a farne le spese non sono solo gli abitanti del luogo, ma anche i turisti.
Quello di colpire turismo e istituzioni è un gioco ben rodato dai terroristi, come si diceva prima a proposito dell’Egitto, ma è anche un gioco molto rischioso per i terroristi stessi. Colpendo le strutture turistiche si colpisce una fonte di introiti per la popolazione locale non indifferente. Questo può portare i terroristi ad isolarsi ancora di più e a non trovare alcun appoggio nel contesto sociale locale.
C’è da dire che nell’Africa mediterranea, che assapora ormai da decenni il positivo impatto degli introiti derivanti dal turismo, è difficile un attechimento totale del fondamentalismo islamico. Il dio denaro, si sa, è molto forte e offre ben più certezze di un paradiso ultraterreno guadagnato col martirio. Questo lo sanno bene i Maghrebini.
Senza contare, poi, che i governi degli stati del nord Africa non sono per niente simpatizzanti dei movimenti fondamentalisti.
In questo scenario i governi testé menzionati potrebbero giocare un ruolo importante nel stroncare sul nascere queste tendenze. Non devono assolutamente permettere che il terrore diventi una costante degli stati che essi guidano.

Snake

Rahmatullah HanefiLa vicenda del sequestro di Daniele Mastrogiacomo ha rivelato tanti aspetti sulla gestione delle crisi dal governo italiano. Ha anche rivelato tutta una serie di speculazioni e fantasiose elucubrazioni da parte della stampa nazionale.
Ma in questa sede è bene concentrarci sulle mosse del governo. Dopo l’ultimo affondo di Gino Strada su Romano Prodi, la faccenda si è ulteriormente intorbidita. Il fatto è che Prodi adotta sempre la solita tattica quando non sa come uscire dalla crisi, la tattica di Ponzio Pilato. Se ne lava le mani e scarica le responsabilità sugli altri.
Tutta la vicenda in effetti è partita male. Si è alzato un gran polverone per Mastrogiacomo, quasi che fosse l’unico ostaggio da salvare, mentre per gli altri due disgraziati non si è mosso un dito. Su questo bisogna dare ragione a Gino Strada. Tra l’altro i Talebani si sono rivelati per quello che sono, cioè dei macellai tagliatori di teste, e pensare che il buon Fassino avrebbe voluto invitarli a una conferenza di pace.
Ostaggi di serie A e ostaggi di serie B si diceva. E di fatto è successo proprio questo. Il governo italiano, se ha ottenuto la liberazione e la salvezza di un solo uomo, non ha fatto lo stesso con gli altri. Senza contare che il governo di per sé non ha fatto un granché, nel senso che il merito va a Emergency.
Nelle ultime ore abbiamo assistito a uno scarica barile di prim’ordine, a un susseguirsi di veleni e accuse reciproche e come sempre il governo accusa l’opposizione di sciacallaggio, per deviare l’opinione pubblica dalle sue reali responsabilità. A questo punto l’unica via per chiarire la faccenda è riferire in parlamento dell’accaduto e ciò dovrebbe essere fatto dal premier in persona. Sempre che non se ne lavi di nuovo le mani.

Snake