Chiudiamo qui. Grazie a tutti!

Pubblicato: 7 agosto 2011 in Varie


Cari navigatori e lettori di Face the Truth,
abbiamo deciso di terminare qui la nostra avventura di blogger. Dopo gli ultimi mesi di silenzio, ci congediamo dalla blogosfera.
Del resto non aveva senso questo “stato di vita latente” in cui versavamo. Ci siamo sforzati di riprendere ogni tanto, di rinnovarci, ma abbiamo realizzato che molte, troppe cose sono cambiate e che il nostro momento è finito.
Non sembra vero che siano passati 6 anni dalla nascita del blog. Ne abbiamo vissute tante. Tante battaglie politiche, portate avanti con passione, ma con pacatezza e apertura al confronto. Ci siamo sforzati di dare voce a tutti, di costruire dibattiti e di formulare critiche costruttive e proposte.
Nonostante i tanti troll che hanno spesso infestato il sito, non abbiamo desistito. Abbiamo avuto tanti amici e compagni di avventura, che non cito, ma che potete ritrovare nel blogroll. Amici preziosi e sinceri, alcuni dei quali tuttora continuano la loro attività.  
Gli anni d’oro dei blog sono ormai tramontati. Abbiamo spesso parlato dell’incidenza dei social network, che fagocitano tutto il web. Sono cambiati i modi di comunicare. Tra il 2005 e il 2007 i blog toccarono l’apice della loro popolarità. E non è azzardato dire che siano stati uno straordinario strumento di democrazia informativa.
Certamente anche al giorno d’oggi i blog resistono, ma hanno perso la freschezza e l’incisività di un tempo.
Tutti questi cambiamenti ci hanno fatto sentire quasi dei pesci fuor d’acqua. Ma di sicuro – e per fortuna – le nuove generazioni di blogger ci sono e sono attive. Il loro compito sarà arduo, dovranno raccogliere una pesante eredità e tenere testa ai social network. Viviamo un’epoca di crisi a livello mondiale, e i blog potrebbero ritrovare nuova linfa, potrebbero ridare voce a una gioventù spesso soffocata da una gerontocrazia immobile e autoreferenziale.
Noi abbiamo sempre manifestato apertamente il nostro orientamento politico, senza ipocrisie. Non abbiamo cambiato idea e ci auguriamo che quanto accade oggi possa gettare le basi per un reale cambiamento.
E’ bello ricordare i momenti passati a scrivere: quasi ogni giorno il blog veniva aggiornato e trapelava tutto l’entusiasmo per questo straordinario mezzo.
E come non citare Tocqueville? Possiamo dire che in essa abbiamo trovato una famiglia virtuale, amici straordinari, legati dalle stesse idee. Tocqueville, la più grande comunità di blogger italiana.
Snake continuerà la sua attività di redattore di Tocqueville, contribuendo come sempre allo sviluppo della stessa.
Ci sentiamo onorati di aver fatto parte di questa comunità, alla quale siamo ancora legatissimi.
Nel corso degli anni ci siamo cimentati in progetti collaterali, che, seppur per un breve lasso di tempo, si sono rivelati assai proficui dal punto di vista editoriale.
Vorremmo dire tante cose, citare tanti blogger, scorrere centinaia di articoli. Ma ci vorrebbe una vita e non siamo inclini ai sentimentalismi. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, per cui non diciamo addio poiché nuovi progetti potrebbero prendere corpo.
Vogliamo perciò chiudere con i ringraziamenti: grazi a Tocqueville e ai nostri amici redattori, grazie agli amici blogger, ai collaboratori, ai commentatori, a chi ci ha criticato costruttivamente, a chi ci ha sostenuto, nel bene e nel male.
E sopratutto, grazie a tutti voi lettori, che anche con un semplice click siete passati in questo piccolo grande blog.
Siamo orgogliosi di ciò che abbiamo fatto. La nostra speranza è di aver lasciato un buon ricordo e di aver contribuito, nel nostro piccolo, allo sviluppo del dibattito politico italiano ed estero.
Face the Truth saluta e va via. Ma rimane nel web con i suoi vecchi articoli sulla realtà a 360 gradi. Snake e Spider escono di scena in silenzio e senza troppi clamori, così come sono entrati.
Grazie cari lettori, un abbraccio e un saluto a tutti!

Snake & Spider

Il nemico pubblico numero uno

Pubblicato: 21 gennaio 2011 in Politica interna

E’ da tanto che non scriviamo. Questo blog in effetti è un po’ silente. Vuoi perché il blog in sé oramai ha perso la verve di un tempo, la verve dei tempi d’oro dei blog, vuoi per altri motivi.
Tuttavia ogni tanto nasce la necessità di buttare giù due righe.
Specialmente per i fatti eclatanti e senza precedenti che stiamo vivendo negli ultimi giorni.
Il cosiddetto “caso Ruby”, come ormai è stato battezzato.
Abbiamo un Presidente del Consiglio, Berlusconi, gettato nel tritacarne mediatico, dilaniato dalle tagliole dei media, sminuzzato dalle inchieste della procura di (guarda caso..) Milano.
Quante cose potremmo dire! Quanti dati potremmo citare!
Del resto Face the truth sin dal giorno della sua genesi si è occupato di “toghe”, di magistratura. Non senza un briciolo di malinconia ricordiamo le tante battaglie fatte.
E soprattutto ricordo i tanti post dedicati alla riforma della giustizia. Ho sempre sostenuto che una riforma radicale sarebbe dovuta essere fatta con la massima priorità.
Finora non c’è stato nulla di concreto.
E vediamo tutti quali sono i risultati.
Il nemico pubblico numero uno, cioè Silvio Berlusconi, paga per tutti.
Ormai si imbastiscono processi mediatici, come quelli di Michele Santoro, che in contumacia condanna il Presidente del Consiglio, si pubblicano numeri di telefono, intercettazioni, si paventano incontri con prostitute, minorenni, orge, sesso estremo, speculazioni e chi più ne ha più ne metta.
Non starò qui ad annoiarvi. Sul web si trova tutto e il contrario di tutto.
Mi fa sorridere il fatto che l’opposizione dia manforte ai magistrati, sostenendo la colpevolezza del premier: senza un processo, uno straccio di prova.
Perché se le intercettazioni telefoniche di ragazzine alla ricerca di notorietà sono delle prove, allora povera giustizia.
Due pesi e due misure. Con Marrazzo e Sircana le cose andarono diversamente: tutto insabbiato.
Ma se è Silvio Berlusconi allora tutto è lecito, anche se non vi sono prove. E’ lecita persino l’incompetenza territoriale del tribunale di Milano. Che ci frega? Tanto è Berlusconi, la causa di tutti i mali, il diavolo, il nemico pubblico numero uno.
Non voglio dire altro, anche perché non basterebbero migliaia di pagine di questo blog per esprimere concretamente la totale infondatezza e assurdità di questa paradossale situazione.
A fare i moralisti sono bravi tutti, persino la Chiesa e il Papa, che ora ha dimenticato lo scandalo dei preti pedofili. Proviamo allora a intercettare e scandagliare la vita privata di tutti i parlamentari, compresi quelli di sinistra e magari anche quella degli alti prelati. Chissà quante ne vedremmo..
Povera Italia..

Snake

Gianfranco Fini ha scoperto le carte, ma si tratta di carte ambigue. Non vogliamo effettuare speculazioni complesse e astruse su una vicenda che può essere ricondotta ai minimi termini. Non possiamo fare a meno di pensare al cerchiobottismo. Fini in sostanza si professa Berlusconiano, ma allo stesso tempo vorrebbe collocarsi al di fuori del Pdl, scaricando sullo stesso Premier la responsabilità.
Un giochetto degno della prima repubblica e che gli elettori non apprezzeranno.
Un nodo gordiano dunque.
Se Fini si sta allenando, come istituzione super partes, alla presidenza della Repubblica, forse ha fatto i conti senza l’oste.
Il gioco è pericoloso. Se da un lato dice una cosa, dall’altra ne dice un’altra. E si può continuare per molte ore.
Meglio che resti fuori dal Pdl.
Tutto il resto è nebbia.
Basta con i freni, con le incertezze, con i tentennamenti.

Snake

La saggezza di Napolitano

Pubblicato: 2 settembre 2010 in Politica interna

Ancora una volta il Capo dello Stato ha parlato poco e bene. Da Venezia ha infatti affermato che la politica italiana corre verso un’evoluzione benigna. Non risparmiando ovviamente alcune bacchettate verso determinati aspetti. Primo fra tutti quello del vuoto politico al ministero dello sviluppo economico. La stampa di tutta Italia è stata impietosa su tale argomento. Napolitano, seppur con velato garbo, ha ribadito la necessità di avere una solida guida per catalizzare lo sviluppo economico italiano. Berlusconi ha commesso l’errore di rimandare all’infinito la nomina del ministro. Col risultato che il dicastero è preda di “saccheggi” da parte di altri ministeri, specie per quanto riguarda i fondi FAS.
Napolitano ha colto l’importanza del fattore “stabilità” nella politica italiana. L’evoluzione benigna, in questo senso, sta proprio nella ricomposizione della frattura all’interno del centrodestra, che prospettava nuove elezioni anticipate.
Piena soddisfazione dunque per l’agire concreto del Governo, tutto teso a unire anziché a dividere. Ciò non significa che i problemi siano stati risolti, anzi. C’è tanto da lavorare e non sempre è facile se anche i tuoi stessi amici di partito ti remano contro. La questione dei finiani, seppur ridimensionata, è lungi dall’aver trovato una soluzione definitiva. Certo è che si sono fatti significativi passi in avanti.
Le opposizioni dal canto loro gettano benzina sul fuoco, andando in direzione contraria rispetto al solco tracciato da Napolitano. Per loro esiste sempre il nemico numero uno da abbattere, cioè Silvio Berlusconi, che, parafrasando, ma non troppo, una delle ultime infelici uscite di Bersani, sta trascinando il Paese nelle fogne.
Lo spirito di collaborazione evidentemente manca nel Dna della sinistra. Si badi, non mi riferisco alla collaborazione tra maggioranza e opposizione, ma alla collaborazione tra le opposizioni. Ne abbiamo avuto prova col governo Prodi.
Se è pur vero che la maggioranza di centrodestra ha al suo interno alcune fratture, queste non sono irreversibili, perché si tratta di una maggioranza coesa prima di tutto sul piano concreto dei programmi e delle linee d’azione, prima ancora che ideologicamente. “Azione”, questa parola quasi sconosciuta nel gergo radical chic di sinistra, una sinistra – lo ripetiamo – sempre arroccata nelle sue cittadelle intellettuali.
Ma per tornare a noi, possiamo guardare con fiducia all’autunno, che forse sarà meno caldo del previsto. E ci auguriamo che Napolitano continui su questa linea virtuosa dell’essere super partes, consci che l’Italia ha sempre e ora più che mai, bisogno di una figura “neutra” così autorevole e imparziale.

Snake

Ormai è dal 2008, cioè da quando il Pdl ha vinto le elezioni che Casini pensa di essere un elemento prezioso nella politica italiana. Per carità, rispetto come sempre chi ha votato democraticamente qualsiasi partito, ci mancherebbe. Ciò che fa sorridere è proprio l’atteggiamento dell’Udc. Cercano di dare a bere agli Italiani che loro sono l’ago della bilancia, che il loro “oscillare” sia un atto di responsabilità, che sia un esempio di equilibrio democratico.
Purtroppo di oscillazioni, in passato, ne abbiamo avute fin troppe con la vecchia Dc, che dopo De Gasperi e Fanfani è andata alla deriva. Casini, il vecchio delfino della Dc della prima repubblica, assieme a Cesa, rimane coerente nel perseguire l’incoerenza democristiana, ossia cambiare sponda a seconda del vento che tira.
Soprassediamo sulla diatriba Lega-Udc, che non interessa nessuno, ma non soprassediamo sul trasformismo. Se andiamo a guardare con attenzione la strategia politica dell’Udc, possiamo chiaramente vedere che si alleano a seconda delle convenienze, come hanno fatto alle ultime elezioni amministrative. Loro affermano di fare ciò per il bene del Paese. Ma gli Italiani sono vaccinati e sanno che è una questione di poltrone, un po’ come faceva Mastella a suo tempo (guarda caso ex democristiano).
Gli Italiani hanno voglia di centro? Il bipolarismo non funziona? E’ evidente che l’Udc vive sulla luna. Guai se si tornasse al passato, pena la paralisi istituzionale. Ed è bene che questo partito rimanga fuori dal centrodestra. Nel precedente governo Berlusconi, quando a capo dell’Udc vi era Follini, i maggiori “casini” sono arrivati proprio dalla loro compagine. Ben venga la loro espromissione. Stanno bene dove stanno, al centro: né carne né pesce. Meglio Sinistra e libertà o addirittura il Pd, questo è poco ma sicuro. Anzi, spero che gli amici del Pd non cadano in questo loro ennesimo tranello, dall’Udc avrebbero solo rogne.
Del resto i centristi, se sono così sicuri che l’Italia ha bisogno di un “centro”, perché cercano alleanze coi partiti che credono nel bipolarismo?

Snake

La recrudescenza della calura deve aver dato alla testa a Bersani. Dal meeting di Rimini il leader del Pd ha dato il meglio di sé. Inutile riportare le sue parole che possono essere riassunte in una sola: disfattismo. Il Paese dipinto da Bersani è come un quadro sbiadito e lacerato. Ma il leader del Pd non si limita al solito pessimismo, al solito triste e sarcastico cinismo. Bersani ha infatti vaticinato la fine imminente della legislatura, invitando Fini a unirsi alla coalizione di centrosinistra, poiché gli “ex comunisti stanno di qua, gli ex fascisti stanno di là”.
Sorvolando su questo delirio “vintage”, ci chiediamo che film abbia visto Bersani. Lo stesso presidente della commissione europea Barroso ha detto chiaramente che l’Italia è messa meglio degli altri Paesi: questo non vuol dire che sia tutto rose e fiori, ma che si sta facendo il possibile per arginare la crisi.
Ripensiamo anche al delirio bersaniano di ieri, quando ha esternato la sua “voglia di Ulivo”. A tal proposito apprendiamo che il vegliardo ulivista Prodi vede di buon occhio tale ipotesi.
Che meraviglia: se questi vincessero le elezioni avremmo un governo del tutto simile a quello del 2006, frutto di un’accozzaglia eterogenea e scomposta, incapace di governare e votata all’immobilismo.
Romano Prodi si trovò al Governo proprio in un momento di espansione economica, il momento giusto per varare riforme coraggiose, che invece non ci furono.
Bersani dovrà mettersi l’animo in pace, il Governo durerà e se si andasse comunque alle elezioni, il centrodestra vincerebbe nuovamente. C’è bisogno di aria nuova nel Pd, dal momento che gli attuali leader non catalizzano fette sufficienti di elettorato. Ha fallito Veltroni, col suo “sogno americano” del “si può fare”, imitando maldestramente Obama. Ha fallito Franceschini, che pure era una persona sveglia. Sta fallendo Bersani. Per non parlare del grande fallimento di Prodi, a suo tempo. Chi sarà il prossimo? Fassino? D’Alema? Letta? Bindi? L’elenco potrebbe essere molto più lungo, ma non cambierebbe le cose.
La pausa estiva, a quanto pare, non chiarito le idee al Pd.

Snake

Un nuovo Ulivo?

Pubblicato: 26 agosto 2010 in Politica interna

E’ difficile da credere, ma a quanto pare Bersani avrebbe dichiarato di voler dar vita a un nuovo Ulivo. Evidentemente il fallimento prodiano non è servito di lezione. Un nuovo Ulivo con la solita vecchia accozzaglia di Pd, Idv e Sinistra e libertà.
Un nuovo Ulivo che stando al leader del Pd, segnerebbe la riscossa del popolo italiano. Un’idea destinata a portare nel baratro la sinistra, che acuirebbe le insanabili fratture interne. La sinistra punta spesso il dito alle fratture interne al Pdl, disconoscendo come sempre le lezioni che la storia recente ha dato loro. Il governo Prodi non ha potuto governare proprio a causa delle divisioni e anzi, è sopravvissuto parecchio, grazie ai senatori a vita.
Ma tutto sommato al centrodestra non dovrebbe dispiacere questo revival ulivista: se non altro perché un errore così grosso porterà vantaggi solo a Berlusconi.

Snake